God Save Rome. Tradotto Totti salva la Roma. Di nuovo. Ma i nuvoloni sulla difesa continuano a impaurire l’Olimpico. Malissimo Szczesny e Juan Jesus, sotto tono pure Peres almeno in fase difensiva. A centrocampo appannato pure Nainggolan. Florenzi meglio in fase di spinta, Dzeko decisivo nel bene e nel mal

<strong>TOTTI 8</strong>

Comuni mortali che vivete in questo inizio 2000, godetevelo ancora voi che potete. Voi che avete la fortuna di nascere al tempo del più forte giocatore della storia della Roma, forse della storia del calcio italiano. Un quarto d’ora a scaldarsi nella tormenta poi arriva un altro incredibile capitolo della vita di un campione. Il suo ultimo esordio arriva contro la Samp, la squadra che ha affrontato per la prima volta dal primo minuto 22 anni fa. Era un altro Olimpico, era un’altra Serie A. Era lo stesso Totti di oggi: determinante, travolgente. Tocca il primo pallone di testa, e arriva ovazione e primo pericolo. Poi su punizione per poco non fa alzare il bavero a Manolas. Pure quando sbaglia il tiro serve Dzeko, poi gliene dà tre pulite e la terza finisce dentro. E’ come far entrare Monica Bellucci in una tintoria di periferia. E’ ancora di un altro pianeta, e chi se ne frega della carta d’identità se lo vediamo correre a tutto campo come un ossesso. Nel finale arriva il dono al Pontificato più lungo della storia: rigore e 249 gol in faccia ai maligni, ai superbi e a chi non capisce una ceppa di pallone.

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