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Smalling si cura a Londra: da Pastore a Zaniolo, la Roma va dai medici stranieri

 Getty Images

Sempre più spesso, i calciatori si avvalgono più di un consulto per essere certi di fare la scelta giusta per tornare in campo il prima possibile

Redazione

Ieri Smalling è volato in Inghilterra per ascoltare un secondo parere riguardo l'infortunio al flessore dal quale l'ex Manchester non sembra ancora riuscire a recuperare. In maniera sempre più frequente, i calciatori della Roma alle prese con infortuni si stanno avvalendo di consulti esterni oltre a quelli del proprio staff. Mancanza di fiducia? Probabilmente no, l'obiettivo finale è semplicemente il bene della squadra e del giocatore, non importa come. Soprattutto perché in questi casi il team medico e quello tecnico devono lavorare parallelamente per il bene di entrambi. E se questo comporta anche la valutazione da parte di un esterno, allora ben venga.

Smalling a Londra: la Roma si consulta all'estero

Il caso più vicino (e recente) è quello di Chris Smalling. L'inglese ha deciso di avvalersi di una consulenza esterna, volando ieri a Londra insieme al dottor Manara per capire quali siano le effettive condizioni in cui si trova. L'infortunio maturato in campo dopo la sfida con l'Empoli, che si è aggiunto alla già poco stabile condizione fisica dell'ex nazionale inglese, non sembra lasciare in pace il difensore giallorosso. Già negli anni passati la Roma aveva deciso di ascoltare altre campane, soprattuto per quanto riguarda la questione Pastore. Sempre infortunato durante il periodo a Trigoria, l'argentino si fece addirittura operare in Spagna dal chirurgo Marc Tey, per provare a tornare a disposizione di Fonseca il prima possibile. Ma questo non avvenne, tanto che la sua condizione era talmente precaria da non poter essere mai preso davvero in considerazione.

Anche quando Diawara si infortunò al ginocchio, il primo consulto con il dottor Mariani diede come responso l'operazione chirurgica, ma il guineano decise di aspettare il secondo parere del dottor Cerulli prima di prendere la decisione definitiva. Leonardo Spinazzola, ancora alle prese con la riabilitazione al tendine d'Achille, dopò una prima diagnosi decise di volare addirittura in Finlandia da un luminare, dal professor Orava, per avere la certezza di doversi davvero operare. Sempre il medico finlandese, due anni fa, in seguito a esami strumentali, decise di non far operare Bryan Cristante dopo l'infortunio al tendine dell'adduttore destro. Nicolò Zaniolo decise di non farsi operare da Mariani dopo il secondo infortunio al ginocchio, andando a Innsbruck dal professor Fink, che gli ricostruì il legamento dell'articolazione sinistra.

Forse il problema risiede nella paura di non riuscire più a ritornare ad alti livelli in seguito a delle operazioni chirurgiche. Per questo tutti i giocatori a cui vengono diagnosticate problematiche serie, risolvibili la maggior parte con delle operazioni chirurgiche, cercano sempre una soluzione per trasformare in ultima ipotesi e in 'piano Z' la necessità di andare sotto i ferri. E nel momento in cui questo diventa l'unica risorsa necessaria e l'unica via perseguibile si cerca il meglio del meglio, non curandosi della distanza o dei costi. Perché alla fine la salute non ha prezzo.

Simone Biondi