Rangnick, il manager che ha scoperto Manè e Haaland: “Io creo valore, non lo compro”

Il direttore sportivo tedesco accostato alla Roma. Con lui i giallorossi cercherebbero di replicare la gestione Sabatini

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

“Creo valore, non lo compro”. Quasi basterebbe quest’espressione usata nell’intervista al “Corriere della Sera” per raccontare il pensiero di Ralf Rangnick. Il trainager (allenatore e manager, così si definisce) è uno dei nomi sulla lista di Friedkin e della Roma per il ruolo di direttore sportivo. Per i giallorossi sarebbe un ritorno al passato, visto che il tedesco ama puntare e scoprire i giovani così come faceva Walter Sabatini, ma con un respiro più internazionale che l’ha reso allenatore ma soprattutto la guida dell’intero gruppo Red Bull (Salisburgo, Lipsia, New York e un club in Brasile). Nel corso degli ultimi anni ha scoperto campioni come Firmino, Manè, Keita, Werner e Haaland.

La carriera di Ralf Rangnick: dai dilettanti alla Champions League

La sua carriera da allenatore è partita dal modesto Viktoria Backnang (in cui era anche giocatore), per poi passare da altri club dilettantistici fino al primo grande incarico nel 1999 con lo Stoccarda. Ha fatto la gavetta e in Germania viene soprannominato “The Professor” anche perché nel 1998, mentre guidava l’Ulm nella Serie B tedesca, spiegò in diretta televisiva il gegenpressing tanto caro a Jurgen Klopp.

Nel settembre 2011 si dimette dallo Schalke 04 per una sindrome da esaurimento, ma torna in pista nel 2012 come direttore sportivo dei due club del gruppo RedBull, Lipsia e Salisburgo. Dal 2019 guida lo sport di Red Bull con il ruolo di Head of Sports and Development Soccer. Un coordinatore mondiale di tutte le società nella galassia RedBull, dalla Germania agli Stati Uniti con il New York e in Brasile con il club di San Paolo. Ha studiato Sacchi e Zeman, poi ha costruito un modo tutto suo di far giocare le sue squadre ma soprattutto di valorizzare talenti e investimenti delle società. Alla Roma non ricoprirebbe il ruolo di allenatore come invece avrebbe dovuto fare al Milan prima della conferma di Pioli (“per me non aveva senso puntare su Ibrahimovic e Kjaer”, ha raccontato), ma solo quello di direttore sportivo con il compito di trovare talenti in giro per il mondo.

Addio quindi agli investimenti sugli over 30: negli otto anni al Lipsia sono stati solo quattro. Una controtendenza anche rispetto alle ultime mosse di mercato della Roma di Fienga, che su richiesta di Fonseca ha acquistato Pedro e vuole riportare Smalling. Ma da ottobre le cose cambierebbero e il progetto pluriennale voluto da Friedkin potrebbe finire nelle mani di Rangnick.

Da Firmino ad Haaland, le grandi scoperte di Rangnick

 

Il primo grande colpo è Sadio Manè, che arriva al Salisburgo per 4 milioni dal Metz dopo 6 gol in 22 presenze. Basta poco a Rangnick per intravedere il talento che in Austria esplode: 31 reti in 63 presenze prima della cessione nel 2014 al Southampton per 15 milioni. Poi la consacrazione al Liverpool, con cui ha vinto anche Premier League e Champions. Ai Reds c’è anche Firmino, che Rangnick ha portato all’Hoffenheim nel 2010, e Takumi Minamino, acquistato dal Salisburgo per 800 mila euro e rivenduto a 8 milioni e mezzo.

Sempre al Salisburgo nel 2014 compra Naby Keita per un milione e mezzo: lo rivenderà due anni dopo al Lipsia a 30 milioni prima del trasferimento ancora al Liverpool per 65. Scoperta più recente è il difensore centrale Upamecano: nel 2015 era costato poco più di due milioni, dopo l’ultima Champions col Lipsia il suo prezzo è salito alle stelle. Ma non è finita qui: ha scoperto Kimmich (ora al Bayern), Werner (passato al Chelsea) ma soprattutto ha puntato su Haaland, arrivato al Salisburgo per soli 8 milioni e rivenduto dopo soli sei mesi al Borussia Dortmund. Adesso vale più di dieci volte tanto.

Non solo grandi scoperte, anche quale inevitabile Flop: Marcelo Saracchi al Lipsia è costato 12 milioni di euro e ha totalizzato poco più di dieci presenze in un anno e mezzo. Male anche Augustin, pagato 16 milioni e poi finito nel turbinio dei prestiti. Quando ha speso poco sono arrivate le soddisfazioni più grandi, quando ha investito di più ha anche fallito.

Le tre K di Rangnick: capitale, concetti e competenza

 

“Kapital, Konzept und Kompetenz”: capitale, concetti e competenza. Sono tre capisaldi che spiegò lo stesso Rangnick qualche anno fa: “Se ci sono queste tre cose allora puoi vincere. Se ne hai solo una o due, tutto diventa più difficile”. Ama essere un accentratore, ruolo che la Roma potrebbe anche riconoscergli sull’onda lunga dell’esperienza Fienga, consapevole però che la presenza della nuova proprietà sarà molto più costante rispetto a quella di Pallotta. “Sarà interessante vedere come Dan e Ryan la riporteranno al successo visto che l’ultima Coppa Italia è arrivata 12 anni fa e l’ultimo scudetto venti anni fa”, ha detto sui giallorossi. Una frase che ha spinto subito i tifosi a chiedersi come mai una conoscenza così profonda del mondo romanista. Contatti esplorativi ci sono stati, perché la nuova dirigenza non vuole farsi trovare impreparata dopo la scelta di Ausilio di restare all’Inter e di Paratici di non lasciare la Juventus almeno per ora.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy