- CALCIOMERCATO
- PRIMAVERA AS ROMA
- FEMMINILE AS ROMA
- GIOVANILI AS ROMA
- COPPA ITALIA
- INFO BIGLIETTI
- FOTO
- REDAZIONE
news as roma
Getty Images
Avete presente quando siete al cinema e, mentre scorrono interminabili le pubblicità, vi accorgete che il sacchetto di popcorn comprato pochi minuti prima è già quasi vuoto? La storia di Leon Bailey alla Roma - parafrasando il celebre "preparate i popcorn" del suo agente - assomiglia esattamente a quella sensazione. L’illusione di aver riempito qualcosa, salvo scoprire subito dopo che dentro il contenitore non è rimasto nulla. Anzi, che forse non c’è mai stato nemmeno un chicco di mais. I famosi popcorn che i tifosi avrebbero dovuto preparare per godersi Bailey non sono mai arrivati. Nessuna attesa, nessuna esplosione di gusto. Il giamaicano era sbarcato nella Capitale sotto i migliori auspici, come accade ogni volta che arriva un nuovo giocatore: a Roma non si fanno distinzioni, chi indossa quella maglia viene amato a prescindere. Bailey compreso. Ma è stato proprio lui, sin dall’inizio, a mettere in difficoltà la pazienza e l’entusiasmo dei tifosi. L’infortunio al suo arrivo, che lo ha tenuto ai box per due mesi, era già un chiaro campanello d’allarme. Un problema muscolare lo ha costretto a saltare otto partite consecutive, segnando un avvio in salita. Rientrato solo a ottobre inoltrato, è tornato nuovamente in infermeria a novembre per tre gare di fila, prima di fermarsi ancora per altre cinque. Alla fine, il conto è impietoso: 17 partite saltate complessivamente e appena 11 presenze totali, con 2 assist e soli 317 minuti giocati. Numeri troppo esigui per incidere, troppo pochi per integrarsi, troppo limitati per diventare davvero un giocatore della Roma.
Il suo nome prometteva altro. L’esperienza al Bayer Leverkusen e all’Aston Villa lasciava immaginare un profilo pronto, affidabile, capace di fare la differenza. Invece Bailey è destinato a entrare negli archivi giallorossi come una meteora, uno di quei flop clamorosi che affiancano nomi come Doumbia, Iturbe, Ibarbo e tanti altri. E pensare che Wijnaldum aveva già insegnato la lezione: quando un’avventura inizia con un grave infortunio, difficilmente può finire bene. All’olandese è successo, al giamaicano anche. Il "gladiatore", sempre citando le parole del suo agente, non si è mai visto. È rimasto confinato nei racconti, mentre quelli veri appartengono ancora all’Antica Roma. Incomprensioni, una vita notturna troppo movimentata, segnali evidenti di un rapporto destinato a spezzarsi presto. L’addio, in fondo, era solo questione di tempo. La partita di Coppa Italia contro il Torino aveva lasciato intravedere un barlume, anche grazie a un assist e a una minima sensazione di coinvolgimento. Ma l’ennesimo stop, arrivato proprio alla vigilia della sfida di campionato contro i granata, ha messo il punto definitivo. Gasperini e la Roma ne avevano abbastanza. Biglietto di sola andata per Birmingham e prestito interrotto. Di Bailey, oggi, resta poco più di un ricordo sbiadito: le belle parole del padre-agente, le promesse mai mantenute e una lunga lista di “sarebbe potuto essere” che non è mai diventata realtà.
Federico Grimaldi
© RIPRODUZIONE RISERVATA