Manichini impiccati al Colosseo: la storia del ponte diventato terra di conquista

Lo sfondo è da brividi, e fa da cartolina ai turisti. Sarà per questo che gli ultrà di Roma e Lazio se la stanno litigando, coi biancocelesti che sembrano averne preso possesso dopo anni di “dominio” giallorosso

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Il ponte di comando, anche se non c’è alcuna nave da comandare. O della discordia, visto ciò che sta succedendo. Coì potremmo ribattezzare l’avamposto dove ieri notte è stato messo in scena lo spettacolo ignobile dei manichini impiccati e dello striscione minatorio (perché di goliardico non ha nulla). Si tratta della passerella pedonale di via degli Annibaldi, che unisce via del Fegutale (colle Oppio) con via Vittorino da Feltre. Lo sfondo è da brividi, e fa da cartolina ai turisti. Sarà per questo che gli ultrà di Roma e Lazio se la stanno litigando, coi biancocelesti che sembrano averne preso possesso dopo anni di “dominiogiallorosso. Scusate il linguaggio bellico, ma proviamo a sdrammatizzare qualcosa di assurdo. Insomma: mettere uno striscione lì equivale a fare il giro d’Europa, anzi del mondo.

LA STORIA
Come detto l’idea è venuta ai romanisti. Tantissimi i messaggi appesi in quel punto della capitale negli ultimi 5 anni. Inizialmente per celebrare Totti, le vittorie (poche) o ricordare De Falchi. Poi è stato usato come forma di comunicazione nella battaglia alle barriere nei confronti delle istituzioni. C’è stato anche spazio per una difesa evitabile a Daniele De Santis, accusato di aver ucciso Ciro Esposito, per mandare un messaggio a Spalletti che si interrogava polemicamente sull’assenza della Sud all’Olimpico (“Sei vittorie non ci fanno cambiare, Spalletti lei pensi ad allenare”), per fare gli auguri a Florenzi dopo l’infortunio e per ringraziare il ministro Lotti per aver contribuito all’eliminazione delle barriere. Insomma: gli striscioni una volta presenti in curva si sono spostati davanti al Colosseo, su quel ponte.

LA BATTAGLIA
Da qualche settimana però le cose sono cambiate. Il ponte di comando è stato assaltato, e all’ingresso ora compaiono i vessilli laziali. Prima un non troppo originale “Roma merda” (proprio di fronte al simbolo della capitale), poi “Dal 1900 la nostra città” fino alla macabra scritta di ieri sera. Ma che il ponte tanto ambito fosse finito in mano ai laziali si era capito anche durante il derby quando in curva Nord è apparsa questa scritta: “Romanista marameo hai sbagliato Colosseo… per attaccare uno striscione l’hai dovuto fare all’Eur!”. Come a voler dire: ora il ponte è roba nostra, come il derby. Chissà cosa ne penserebbe la famiglia Annibaldi che rappresenta una nobile casata baronale romana di origine germanica del 1100 e che dà nome al ponte. Il ponte del derby, per una notte: il ponte della vergogna.

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