"Se ci riusciremo, so che si ricorderanno di me perché posso entrare nella storia. So che è passato molto tempo dall'ultima volta", le parole del francese
Mancini, un romanista nato a Pontedera
Quella di Verona potrebbe essere l'ultima partita di Manu Koné in giallorosso. Il francese può essere il big da sacrificare e le sue ripetute assenze (soprattutto quella del derby) non sono andate giù a Trigoria. Il centrocampista è stato il protagonista dell'ultima puntata di "MadeInItaly", format lanciato sui social della Serie A, in cui l'ex Tolosa ha toccato diversi argomenti, dalla sua gioventù fino alla possibile qualificazione in Champions della Roma. Di seguito un estratto della sua lunga intervista:
Gli inizi a Parigi. "Sono nato a Parigi da genitori ivoriani. Ho iniziato a giocare a calcio perché mio padre ci ha sempre giocato ma non è mai diventato un professionista. quando sei piccolo giochi nei piccoli quartieri e questo mi ha forgiato. Oggi sono un professionista, ho lavorato per questo e ora è tutta la mia vita".
Trigoria e cosa significa giocare all'Olimpico. "'Vincere malgrado tutto', hanno inserito anche quella frase in modo che quando si arriva in palestra... abbiamo la mentalità dei vincenti. Sappiamo sempre dove siamo e soprattutto dove stiamo andando, con lo stesso obiettivo comune. In campo siamo in 11 ma ci sono anche i sostituti c'è anche tutto lo staff, gli allenatori i fisioterapisti, i preparatori atletici. Penso che sia questo a fare la squadra ed è questo che fa la Roma: siamo tutti insieme, siamo tutti uniti. Nel weekend è come per tutti i giocatori, come tutti i bambini. È come se fosse sempre una finale. A noi giocatori piace che ci sia gente, ci piace regalare emozioni ai tifosi perché è quello che facciamo da quando eravamo piccoli. Con le vittorie è ancora meglio. Sul campo non ho amici. Voglio vincere e tornare a casa coi 3 punti".
Sul suo adattamento in Italia e su Roma. "Penso di essermi adattato bene perché era un Paese nuovo per me. Penso che sia un paese accogliente. È un po' come in Francia: è un Paese che ama anche gli stranieri, farli sentire a proprio agio. È questo che mi piace molto ed è questo che ritrovo un po' anche in Francia. Sono molto contento delle persone anche al di fuori del calcio. Passeggiare in una città meravigliosa come Roma è come sfogliare un bel libro di storia".
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Sui momenti più belli in giallorosso. "Direi quando ho vinto il derby Roma contro la Lazio, è stata una sensazione indescrivibile. La bandierina? Devo dire che era già preparato in caso di vittoria. È un qualcosa che faccio da molto tempo, da quando ero in Germania. Stavolta è stato anche meglio perché era un derby. Lo faccio più per me per la mia squadra e per i miei tifosi. Quindi vorrei ribadirlo, non è per irritare la Lazio".
I sogni per il futuro. "So che è importante per la squadra e per la Roma qualificarsi in Champions League, e disputarla. E penso che quando lo farò o se lo faremo, o se avremo l'occasione di farlo, so che si ricorderanno di me perché posso entrare nella storia. So che è passato molto tempo dall'ultima volta. Voglio solo che mi ricordino come una persona allegra, che ama ridere che ama prendere un po' in giro la gente. Un buon compagno che è felice di essere qui che ama la sua vita, che è appassionato e solidale".
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