Gallo (pres. Reggina) a FR: “Sensi e Viola due esempi. Alla Roma attuale serve vicinanza”

Gallo (pres. Reggina) a FR: “Sensi e Viola due esempi. Alla Roma attuale serve vicinanza”

Queste le parole del numero uno amaranto: ”Dopo Menez sogno De Rossi nello staff. L’addio di Totti è stato un pugno nello stomaco”

di Gianluca Viscogliosi

Telefono che squilla, rapido uno-due con la segretaria, qualche secondo d’attesa e poi ecco la voce del patron della Reggina Luca Gallo. “Salve presidente, la contattiamo dalla redazione di forzaroma.info e vogliamo innanzitutto ringraziarla per la disponibilità“. La risposta mette subito le cose in chiaro: “Ringrazio voi, anche perché ve lo dico sinceramente, appena ho sentito ‘Forza Roma’ è scattato qualcosa nel cuore“. E parte così il fiume in piena giallorosso-amaranto:

Cosa le evoca, appunto, la Roma?
Evoca tutto il mio passato da tifoso giallorosso. Sono sempre stato romanista, da quando mio padre mi portò a vedere la mia prima partita. Era il 1978, avevo sette anni e vedevo la Roma di Dino Viola, una squadra che sarebbe poi diventata campione d’Italia. Ricordo lo sbarco di Falcao, il suo arrivo e poi un gruppo straordinario che ha segnato in senso positivo la mia infanzia: Pruzzo, il capitano silenzioso Agostino Di Bartolomei, Ancelotti, Bruno Conti e tutti gli altri.

Quanto c’è dell’esempio di Dino Viola nella gestione della sua Reggina?
Sono molto vicino alla sua visione e al suo modo di porsi, lui e Franco Sensi sono stati i migliori presidenti che la Roma abbia mai avuto. Viola riportò nella Capitale una mentalità vincente, perché all’epoca nessuno pensava che fosse possibile lottare alla pari con la Juventus degli Agnelli. Fu il primo ad avere il coraggio di pronunciare la parola scudetto, nessuno lo aveva fatto prima. Portò la Roma in finale di Coppa dei Campioni quando questa era una competizione giocata veramente solo dai vincitori dei vari campionati nazionali. E’ stato una persona straordinaria, che apriva e chiudeva Trigoria, che era presente su tutto, che controllava anche quello che mangiavano i giocatori. Un presidente a 360 gradi insomma. Sensi invece spezzò l’egemonia della Lazio di Cragnotti, che sembrava inarrestabile in quel periodo, e della Juve di Moggi, rimettendoci anche personalmente. Uno dei suoi meriti più importanti fu quello di trattenere Francesco Totti, immagino le offerte fioccate all’epoca per lui.

Un colpo ‘alla Totti’ lo ha fatto lei con Menez
Un’idea nata con Taibi, il nostro direttore sportivo, durante il lockdown. Quando avevamo tantissimo tempo durante la giornata e ci confrontavamo quotidianamente. In una di queste chiacchierate mi è venuto in mente il nome di Jeremy, perché andando a scandagliare tra i campioni di quel livello ho notato che era comunque in un’età ancora verde per i parametri attuali. Inoltre Menez portava con sé due caratteristiche fondamentali: la grandissima classe e l’impatto mediatico. Volevo fare un colpo che unisse questi due aspetti insomma, un ulteriore regalo ai tifosi dopo la promozione in Serie B. Menez è un nome che può far sognare il popolo reggino, visto poi il suo passato importantissimo tra Roma, Milan e PSG.

Ha avuto modo di parlare con lui del suo passato alla Roma?
Non lo nascondo, all’inizio lui era titubante anche perché non conosceva la piazza. L’ho chiamato direttamente, raccontandogli quanto da tifoso romanista ero rimasto colpito dalla sua classe e descrivendogli praticamente tutti i gol che aveva fatto con la maglia giallorossa. Quello al volo con il Chievo ad esempio o la serpentina con il Cagliari. Gli ho detto quanto è grande il mio amore per i calciatori talentuosi, quelli con i colpi di genio, quelli che alla fine ti avvicinano al calcio. Mi ha ascoltato con attenzione, ma posso dirvi che ogni volta che gli nominavo la Roma sorrideva sempre.

A Reggio di recente ha portato un altro pezzo importantissimo della storia giallorossa…
Tonino Tempestilli. Un uomo dalla simpatia incredibile, ironico, umano. Ogni cena con lui è un divertimento assicurato. Dietro a questa persona genuina però c’è un professionista con un’esperienza trentennale nel calcio ad altissimi livelli. E’ un valore aggiunto per noi, al momento si occupa del settore giovanile e gestisce il centro sportivo di Sant’Agata, un impianto importante. Lavorando spesso nella Capitale, avevo bisogno di una persona fidata che potesse curare i miei interessi giù a Reggio.

L’ha visto dispiaciuto per come è finita la sua storia con la Roma?
Ho parlato con Tonino di questa cosa qui. Quello che vi posso dire è che continuo a percepire da lui un amore immenso per la Roma. Vi svelo questo dettaglio: lui probabilmente non se ne accorge, ma ogni tanto lo pizzico in ufficio mentre canticchia ‘Grazie Roma’. Mi è capitato proprio l’altro giorno e io passandogli vicino ha concluso la strofa (ride n.d.r.). Non si possono cancellare vent’anni in un attimo, non si cancelleranno mai. Ci sta dando ora una grossa mano con la sua professionalità e Reggio lo ha accolto con il classico calore del sud. Il suo amore per la Roma non si può cambiare e rimarrà sempre legato a quei colori.

Da un addio all’altro, quello di Totti. Come lo ha vissuto?
L’addio al calcio di Totti l’ho vissuto principalmente da tifoso. Ricordo i pianti che mi sono fatto quel giorno, un’emozione indescrivibile. Rispetto i giocatori giallorossi del passato, ma credo che Francesco Totti – da tutti i punti di vista – sia stato il più grande campione che la Roma abbia avuto nella sua storia. Non si può non soffrire quando un campione così smette di giocare e successivamente si allontana dal club. Dobbiamo ricordarci che i presidenti passano, tante cose passano in una società e lo dico sempre anche ai tifosi della Reggina. Il sentimento nei confronti del club invece resta e un giocatore come Totti è stato unico per la Roma: doveva essere trattato in maniera differente. E’ stato irripetibile, più di Giannini, Conti e Di Bartolomei.

Avrebbe potuto dare di più da dirigente della Roma?
Parto da un esempio vicino alla mia realtà. La scorsa stagione ho preso German Denis, un calciatore con un’esperienza incredibile arrivato da noi a 38 anni. Cercavamo un centravanti di carattere che potesse dare quel qualcosa in più alla nostra squadra. Mi dicevano che era vecchio, ma io sinceramente pensavo che ci sarebbe stato utile in mille modi, non solo da un punto di vista squisitamente tecnico. Al giorno d’oggi poi non è più come una volta, se un calciatore si mantiene da professionista e conserva stimoli importanti può essere decisivo anche a quell’età. Denis ha fatto 12 gol, ha servito 4 assist ed è stato un riferimento per tutti, un capitano occulto. E nei match importanti c’era sempre. Per questo ogni volta che lo vedevo pensavo a Totti e mi dicevo: possibile che un calciatore ancora integro non potesse fare un altro anno e andare via nella maniera che meritava? Superato però questo aspetto, c’è da chiedersi quanto poteva dare Totti da dirigente della Roma, con le sue capacità e la sua immagine. Avrebbe potuto fare molto solo per quello che è stato da calciatore e anche solo facendolo rimanere in società la Roma avrebbe ottenuto più rispetto.

Insomma, una sorta di autogol della società…
Non so cosa sia realmente accaduto, ma le dico che se si vuole le cose si riesce a farle andare bene. Non vedere Totti nella Roma, da tifoso, è un cazzotto in pancia.

E invece l’addio di De Rossi?
A dir la verità sono stato contento di vederlo al Boca Juniors, soprattutto perché lui non aveva mai nascosto il desiderio di vestire quella maglia. In generale il discorso per De Rossi è simile a quello di Totti: come uomo è un po’ diverso, più sanguigno di Francesco. Ricordate la famosa vena?

Oppure quando lo stesso De Rossi si appese alla traversa dopo il gol di Toni in Roma-Inter…
Che partita quella! Ricordo un’immagine dal basso, dove si vede sullo sfondo una Curva Sud spettacolare, un muro umano. In molti mi hanno raccontato che al gol di Toni è come se la terra avesse tremato. Novanta minuti di un pathos incredibile, contro l’Inter di Mourinho che era una squadra di campioni.

Le piacerebbe dare il via alla carriera da allenatore di De Rossi, magari nel prossimo futuro al fianco di Mimmo Toscano?
Sono convinto che sarà un grandissimo in panchina, ce lo vedo molto bene. E’ un allenatore nato. Sarebbe una grande emozione per me averlo in futuro nel nostro staff. Le faccio anche un’altra confidenza: il primo calciatore che ho trattato da presidente della Reggina è stato Alberto Aquilani. L’ho incontrato quattro giorni dopo aver rilevato la società in un albergo nel centro di Roma e lo avrei voluto nella mia squadra, un mio primo desiderio calcistico.

L’anno prossimo vi aspetta la Serie B ma non ci nascondiamo, l’obbiettivo è puntare subito alla Serie A
Riportare Reggio e la Reggina in Serie A significa riportare il vero sud ad altissimi livelli. E secondo me ce n’è bisogno. E’ una piazza con una tifoseria entusiasta, che vede la squadra e il calcio come rivalsa sociale, qualcosa di bello da portare fuori la Calabria. Un vanto e un orgoglio territoriale.

Si percepisce tutto il suo amore e la sua vicinanza alla Reggina. La Roma per lei soffre invece la lontananza della proprietà?
Le dico questo solo questo, da quando ho rilevato la società alterno i miei spostamenti, passando una settimana nella Capitale e una a Reggio. Non c’è altro modo per far funzionare le cose.

Oppure affidarsi a degli uomini che possano fare da raccordo
Il gruppo che ti costruisci è fondamentale. Noi abbiamo affidato la parte sportiva a un professionista incredibile e a una persona perbene come Massimo Taibi. Toscano, il mister, è un altro tassello decisivo. Ho preso alcune figure di fiducia dalla mia realtà imprenditoriale per portarle nel club, come l’amministratrice delegata, la dottoressa Scipioni. C’è Tempestilli di cui abbiamo parlato. Non bisogna avere un codazzo di venti persone, bastano cinque sei persone fidate. Ma questo bisogna saperlo fare. Saper scegliere i propri collaboratori deve essere una delle peculiarità degli imprenditori.

Ha già immaginato come sarà affrontare la Roma in Serie A?
Certamente e provo una grande emozione al solo pensiero. Non tanto però all’Olimpico ma al Granillo. Voglio essere un padrone di casa molto ospitale, ovviamente non dal punto di vista sportivo.

Stagione 2021/22, Reggina-Roma: come la facciamo finire?
Mi mette in difficoltà così (ride n.d.r.). Finirà con un democratico pareggio.

Ha collaborato Valerio Salviani

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