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Gasp e quel dilemma giovani che turbava anche Mourinho

Gasp e quel dilemma giovani che turbava anche Mourinho - immagine 1
I due tecnici legati dai limiti del Fair Play Finanziario. E dalla confusione sul progetto
Francesco Balzani
Francesco Balzani Collaboratore 

"Dobbiamo lanciare i ragazzi o essere competitivi subito? Basta saperlo". Il segnale di Gian Piero Gasperini è chiaro, inequivocabile. Lui che sa come lanciare i giovani visto quello che ha fatto all'Atalanta: da Carnesecchi a Ruggeri passando per Mancini, Scalvini o Diallo. Quindi non una lamentela preventiva, ma la voglia di chiarezza che ci riporta a Mourinho. Anche lo Special One, infatti, a Roma è stato chiamato a coinvolgere i "bambini", e lo ha fatto anche con piacere dichiarando che era disponibile a firmare il rinnovo proprio con un progetto che coinvolgesse i giovani. Prima dell'esonero. In realtà di chiarezza su questo punto ce ne è sempre stata poca anche da parte del tecnico che in estate chiedeva giocatori "giovani, forti e pimpanti". Tra dichiarazioni di intenti, mosse diverse sul mercato e rinnovi a giocatori ormai più vicini alla pensione che alla laurea. In quel "basta saperlo" c'è proprio la richiesta di un progetto definito. In cui va benissimo inserire Vaz (forse un po' meno spendere 25 milioni in tempi di carestia), ma che prima necessiterebbe di una base solida in un reparto che anche ieri col Torino ha mostrato lacune evidenti.

A segnare è stato Antonio Arena, anni 16. Un movimento da attaccante vero, ma non si può certo chiedere a uno che non ha la patente di guidare l'attacco romanista verso la Champions. Mancavano tanti titolari, è vero. Ma i loro numeri sono comunque imbarazzanti. L'arrivo di Malen e la riapertura per Zirkzee sono due indizi che la Roma non vuole puntare solo sui giovani. E i fatti valgono più delle sensazioni o dei sospetti. Ma riprendendo le parole di Mourinho è altrettanto chiaro come le idee siano un po' confuse a Trigoria. "Io voglio restare, se non sarò qui non sarà per una mia decisione. Per restare dobbiamo pensare davvero alle limitazioni che abbiamo per il Fair play finanziario. Magari dovremo dare più spazio a qualche giovane se capisci che c’è un potenziale da far crescere, piuttosto che lavorare con giocatori in cui non c’è niente da sviluppare. Che sono quello che sono e non c’è nulla di più in relazione al futuro”.  Dopo oltre due anni le cose non sembrano cambiate e in mezzo c'è stato De Rossi, tecnico giovane che sembrava l'ideale per quella strada che ha conosciuto bivi e inversioni a U inspiegabili. E allora ascoltiamo il grido di Gasp. Perché - come recita un proverbio africano - “il giovane cammina più veloce dell'anziano, ma l'anziano conosce la strada.”