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Abraham quasi da record: come è diventato il mostro che voleva Mourinho

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Meno sorrisi e più cattiveria, più egoismo e precisione: l’inglese ha segnato già 17 gol in tutte le competizioni. Gliene mancano 7 per raggiungere Volk

Redazione

“Cosa è meglio? Vivere da mostro o morire da uomo per bene?” si chiedeva Leonardo Di Caprio in 'Shutter Island'. Proprio quello che Mourinho ha chiesto ad Abraham: vivere da mostro. E Tammy lo sta accontentando, grazie ad un lavoro che a qualcuno, a Trigoria, ha ricordato quello che faceva Spalletti con Dzeko. Più cattiveria, sempre, in allenamento, più precisione, più freddezza. Mourinho, sia pubblicamente (vedi le dichiarazioni in conferenza di sabato dove ha ammesso di non sentirsi ancora soddisfatto) sia privatamente ha chiesto e chiede a Abraham sempre di più, senza adagiarsi. Con il suo staff sta lavorando molto per spiegargli le difese italiane.

Abraham, la crescita tattica e il lavoro con Mourinho

Contro il Venezia, alla dodicesima giornata, era arrivata la prima svolta: il tecnico schiera al suo fianco una seconda punta. Per l’inglese è un toccasana. Si sente più libero di muoversi, attacca più in profondità e sfida i difensori con più convinzione forte del fatto che gli avversari hanno anche un altro suo compagno di cui occuparsi. I gol cominciano ad arrivare con continuità e soprattutto nei big match come quelli contro Atalanta (punita addirittura con una doppietta), Milan e Juventus. Ma nonostante tutte queste reti l’attacco giallorosso stenta a decollare. Lo Special One non si accontenta, non ha ancora visto il mostro che desidera. Fa allenare i suoi attaccanti, compreso l’inglese, in quattro da soli davanti una porta senza portiere per far aumentare la loro autostima e incrementare la cattiveria sotto porta. Il numero 9, oltre a trovare il gol senza troppa difficoltà, sembra aver risolto anche il problema dei contrasti aerei. Contro la Juve ha segnato di testa su angolo e contro il Lecce ha contribuito in maniera decisiva al gol di Kumbulla spizzando in aria la palla per l’albanese.

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Abraham, nonostante tutto, è già a quattro gol in cinque gare giocate nel 2022. Mourinho continua a vedere del potenziale inespresso: “Deve provare e prendere questa pressione. Da un attaccante voglio tanti gol in più, se non fai gol ma fai tante cose sono contento”. La doppietta contro l’Empoli, comunque, lo ha reso l’inglese con più gol in una stagione di Serie A dall’era dei tre punti e il secondo miglior attaccante per reti segnate senza rigore in Europa da novembre dopo Lewandowski.

Il record a un passo

Abraham si avvicina a grandi falcate verso il record di gol per un attaccante della Roma nella stagione di esordio. L’ex Chelsea è attualmente a 17 gol totali (10 in Serie A, 6 in Conference League e 1 in Coppa Italia), distante sette reti dal primatista Volk (24 nel 1928-29). Prima di lui, però ci sono da superare le icone Montella e Batistuta, entrambi a 21. A sole due lunghezze c’è Lojacono nella stagione 1960/61. Tammy, però, ha già superato il suo predecessore. Dzeko al suo primo anno segnò appena dieci gol, salvo poi rifarsi con gli interessi arrivando fino al terzo posto tra i marcatori più prolifici della storia giallorossa. Abraham per ora è concentrato sul presente: “Non mi prefiggo mai un obiettivo preciso. Punto a dare il massimo, a stare bene fisicamente perché i gol verranno. L’importante è creare sempre occasioni” ha detto al termine della gara con l’Empoli. I tifosi, intanto, si godono le sue prestazioni e suoi gol sempre più importanti per una Roma che ritorna a vedere la Champions.

Simone Candela