9Attaccante
Rudi Voeller

Rudi Voeller

  • Nazionalità:Germania
  • Età:63 (13 aprile 1960)
  • Altezza:1.80 m
  • Peso:77kg
  • Piede:Destro
  • Valore di mercato: mln

PROFILO

VOELLER, LA BIOGRAFIA

Rudolf Voeller, è un ex calciatore tedesco, oggi dirigente e allenatore. Giocava nel ruolo di attaccante. In Italia ha indossato solamente la maglia della Roma, amatissimo dai tifosi che lo hanno ribattezzato ‘Il tedesco volante’. Rudi (così è detto da sempre), è nato in Germania, a pochi chilometri da Francoforte, in una cittadina che si chiama Hanau, il 13 aprile del 1960. Comincia a dare i primi calci al pallone quando era ancora un bambino. Figlio di un operaio tornitore che allenava la squadra giovanile locale (TSV 1860), capisce di avere talento quando, in occasione di un torneo under 16, segna lui tutte e 10 le reti della sua squadra.

LA CARRIERA

 In quel periodo giocava proprio nel club in cui il papà faceva l’allenatore, il Tsv 1860 della sua città dove sarebbe rimasto ancora qualche tempo, fino a quando, cioè, viene notato da alcuni osservatori del Kickers Offenbach che chiedono subito al padre di poter acquistare il suo cartellino. L’ok della famiglia non è immediato e scontato, infatti Voeller padre, non lascia andare il figlio fino a che non ha la garanzia che Rudi, insieme al trasferimento, ottenga anche un lavoro. I genitori volevano avere la sicurezza che il ragazzo riuscisse a mantenersi e ad imparare un mestiere, nel caso non fosse riuscito a sfondare nel mondo del calcio. A quel tempo, inoltre, gli stipendi nelle squadre delle serie minori non erano così elevati. Solo chi arrivava in Bundesliga raggiungeva guadagni di un certo livello. Rudi alla fine ottiene lavoro e ok dal padre per passare al Kikers Oftenbach con cui esordisce a 17 anni in seconda divisione. Fino a che nel luglio del 1980 viene acquistato dal Monaco 1860. Arriva così anche l’esordio in Bundesliga, all’età di 20 anni. In quella stagione la sua squadra retrocede. Il riscatto di Voeller giunge nella stagione successiva durante la quale segna 37 reti, vincendo il titolo di capocannoniere della seconda divisione tedesca. In quell’anno la sua squadra riesce ad ottenere la promozione nella massima serie, ma il club non può iscriversi per problemi economici e Voeller passa al Werder Brema. E anche nella stagione 1982/83 vince la classifica marcatori con 23 reti.  In totale, in Bundesliga, il ‘tedesco volante’ segna 132 gol giocando 232 partite; 37 le reti firmate nella seconda divisione del suo paese con 37 presenze. La media di un gol a partita. Nella stagione 1985/86 Voeller subisce il suo primo infortunio importante. Succede tutto durante una sfida tra il suo Werder Brema e il Bayern Monaco. Il giovane attaccante ormai da tempo era tenuto sotto attenta osservazione dai difensori avversari. Era veloce e aveva una buona tecnica, in più la sua grinta lo spingeva a non fargli perdere con facilità i contrasti. Così succede che Augenthaler, difensore del Bayern, compie un intervento durissimo sulle gambe di Voeller che cade a terra e deve lasciare il campo per una lesione agli adduttori. E’ l’anno che precede i mondiali del Messico e Rudi ora è a rischio. Era il novembre del 1985, il ‘tedesco volante’ rientrerà solo ad aprile della stessa stagione. Alla fine, il centravanti parteciperà alla manifestazione e segnerà il gol del momentaneo pareggio in finale con l’Argentina (vittoriosa poi per 3-2). I Mondiali, nonostante le sue condizioni fisiche non siano al top, mettono in luce un giocatore a cui si erano già cominciati ad interessare diversi club europei. Il Werder resiste e respinge tutti, ma ci riesce solo per una stagione. Un anno in cui, tra l’altro, Voeller segna 22 gol in 30 partite. Numeri che ancora di più ingolosiscono i grandi club europei (in fila c’erano Milan, Torino, Napoli che poi prese Careca e persino il Barcellona). 

Il passaggio alla Roma

La Roma di Dino Viola è una di queste e alla fine, nel 1987 il presidente giallorosso riesce a portarlo nella capitale pagandolo poco più di 5 miliardi di lire. In panchina c’è Nils Liedholm – dopo l’esonero di Eriksson che aveva voluto Voeller in giallorosso - che però nella sua prima stagione, non riesce ad ottenere il massimo dal neoacquisto. Voeller spesso si infortuna e delude le aspettative dell’ambiente, tanto da costringere Viola a difenderlo. Alla fine, l’attaccante deve cedere e dopo una serie di infortuni è costretto ad operarsi. A quel punto il suo futuro alla Roma è in dubbio, ma Dino Viola crede in lui e non ha intenzione di farlo andare via, lo difende dalle critiche e lo conferma in squadra. L’anno dopo Rudi torna ai suoi livelli. Una partita di coppa contro il Partizan segna l’inversione di marcia per l’attaccante tedesco. Voeller porta la squadra alla vittoria e così comincia la sua ripresa. A suon di prestazioni conquista l’ambiente, scettico fino a quel momento. Era la stagione 1988/89, era scoppiato l’amore tra il ‘Tedesco Volante’ e i tifosi. In una stagione difficile è lui l’unico ad essere sempre salvato ed è lui a prendersi la squadra sulle spalle. Diventa leader e trascinatore. Ha velocità, tecnica, visione di gioco e grande carisma e gioca indistintamente con entrambi i piedi. Alla fine, rimane alla Roma fino al 1992. In Serie A segna 45 gol giocando 142 partite. Tra campionato e coppe, con la maglia giallorossa gioca 198 gare e va 68 volte in gol. Alla fine della carriera saranno 315 le reti messe a segno, in un totale di 671 partite giocate. Nel 1990 gioca i mondiali in Italia e vince il campionato in quello che era ormai il suo stadio: l’Olimpico di Roma nella finale vinta contro l’Argentina. Con la maglia della nazionale giocherà 90 partite segnando 47 gol (oltre alle 19 presenze con l’under 21 e le 10 reti all’attivo).

La cessione al Marsiglia e il ritiro

Nel luglio del 1992 dopo un periodo difficile vissuto dalla Roma per la scomparsa di Dino Viola e la cessione del club a Giuseppe Ciarrapico, a 32 anni, Voeller – considerato un peso dal club ma mai dai tifosi - viene ceduto al Marsiglia. Sulla panchina giallorossa era arrivato Vijadin Boskov che considerava l’attaccante ‘troppo lento’. Finisce l’avventura della punta in giallorosso. Dopo il Marsiglia – orfano di Papin – torna in Germania, sponda Bayer Leverkusen dove giocherà le sue ultime partite. Nel 1996 Voeller annuncia il suo ritiro senza però abbandonare il calcio. 

La carriera divisa tra allenatore e giocatore

Diventa un dirigente sportivo e allenatore. Proprio al Leverkusen prende il ruolo di direttore sportivo dove rimane fino al 2000. Passa poi alla federazione tedesca, questa volta nel ruolo di allenatore e nel 2002 arriva in finale con la sua Germania, perdendola contro il Brasile. Voeller rimane alla guida della nazionale fino al 2004, quando lascia per sua scelta. Dopo aver guidato la selezione del suo paese torna a Roma, sempre come allenatore, ma la sua avventura dura poco. Manca il feeling con la società che in quel periodo attraversa un periodo difficile, Voeller non si trova con l’organizzazione, riscontra diversi problemi interni e non riesce a guidare la squadra come vorrebbe. Quindi si dimette a fine settembre, lasciando il club, rescindendo il contratto senza voler nessun compenso. Poi torna a fare prima il dirigente, sempre al Leverkusen, per poi traghettare la squadra rimasta senza una direzione tecnica per l’esonero di Augenthaler. Terminata l’avventura nel Bayer, torna nella federazione tedesca, questa volta come dirigente per poi, anche in questo caso, mettersi a disposizione come C.T. ad interim. E’ il settembre del 2023, Voeller lascia poi la panchina a favore del neo allenatore della nazionale Julian Nagelsman per tornare nei quadri della federazione.

Redazione