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Zaniolo, zero tutele e mille rischi: ora sale la tentazione Premier

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La sequela di abusi non riscontrati su Nicolò è lunga quest’anno: dall’amichevole con la Triestina ai calcioni di Medel e compagni ieri al Dall’Ara

Francesco Balzani

“Vattene amore che pace più non avrò, né avrai”, come cantava Mietta ad Amedeo Minghi nel 1990. Nove anni dopo nasceva Nicolò Zaniolo al quale ieri Mourinho ha dedicato lo stesso pensiero. “Se fossi in lui comincerei a pensare che giocare in Serie A è diventato quasi impossibile ormai. Mi sento male per lui per come viene trattato, gli consiglio di andare all’estero e lo dico contro i miei interessi”. Una frase paradossale in pieno stile Mou. Ma che nasconde nel profondo della bravura comunicativa del tecnico anche dei risvolti di mercato reali riguardanti soprattutto la Premier e il Tottenham. Ma perché Zaniolo dovrebbe andare via dalla serie A e dalla Roma? La sequela di interventi duri che subisce il numero 22 è degna del primo Totti (lungi da tutti metterli tecnicamente a paragone, sia chiaro). E così come Totti, Nicolò viene poco tutelato dagli arbitri che anzi lo considerano ormai un provocatore e un cascatore. Il problema è che Zaniolo ha già pagato ampiamente il debito a un calcio che non tutela più la tecnica: due crociati rotti, a meno di 22 anni. Una doppia disgrazia che non intenerisce gli arbitri, anzi.

 

Nicolò Zaniolo come il primo Totti: ecco perché

Il cattivo rapporto di Nicolò con i fischietti italiani nasce prima dell’infortunio per qualche “caduta” di troppo. Forse. Perché di simulazioni reali alla Chiesa non se ne trovano. Forse Zaniolo paga alcuni atteggiamenti troppo estroversi che non piacciono al pensiero nazional-popolare proprio come accadeva a Totti: i problemi in Nazionale, il gossip, qualche gestaccio. Francesco entrò nelle grazie del sistema calcio solo dopo il Mondiale conquistato e il riconoscimento internazionale. Da quel momento in poi venne tutelato. Forse paga il fatto di non abbassare mai la testa e di essere teatrale in qualche protesta. Forse. Ma questo non basta a giustificare il tutto. La sequela di abusi non riscontrati su Zaniolo è lunga quest’anno: dall’amichevole con la Triestina ai calcioni di Medel e compagni ieri al Dall’Ara. Non è simpatico Zaniolo agli arbitri, e nemmeno a tanti avversari. Nel 2019 in un Samp-Roma Bertolacci gli rifilò una chiara gomitata in faccia: Banti non la vede, il Var chiude un occhio. E l’espulsione non arriva.

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In questa stagione ha raccolto un rosso inesistente con la Fiorentina, un giallo pesante ed esagerato pochi minuti dopo l’inizio del derby e l’ammonizione per simulazione di ieri a Bologna. Il rigore non c’era ma Zaniolo non si butta e la dinamica di gioco sembra chiara. Come accaduto nel recente passato a Cuadrado o Lautaro. Torniamo al suo futuro però. Il talento giallorosso, infatti, è finito da tempo nel mirino di Antonio Conte per il suo Tottenham e potrebbe essere nella lista della spesa del nuovo e ricchissimo Newcastle. Una richiesta che il tecnico italiano ha già fatto consapevole però che bisognerà aspettare l’estate per capirci di più. Perché Zaniolo a Roma vorrebbe anche restare, ma la frustrazione e la paura di nuovi crack è alta soprattutto col nuovo ruolo disegnato per lui da Mou. E di questo Nicolò ha parlato sia con la famiglia che con il tecnico. “Vattene, o saranno guai”. Speriamo di no.