VIDEO – Totti in diretta con Cannavaro: “Tanto so già che la prima trattativa la farò con la Roma”

Francesco Totti torna in diretta su Instagram. Stavolta dall’altra parte dello schermo c’è Fabio Cannavaro, ex compagno nella Nazionale campione del mondo nel 2006 con cui ha ricordato tante avventure, parlando anche delle nuove esperienze da procuratore. Con una sola certezza: “Tanto già è sicuro al mille per mille che la mia prima trattativa la farò con la Roma. E’ scritto!”

Francesco Totti: “Vado 10 giorni in Olanda a una convention, mi insegnano l’inglese. Ho un’ansia! Ci devi andare con la testa giusta!”

Fabio Cannavaro: “Già andare in giro e mangiare con l’inglese è tanta roba, anche se l’accento non lo prendi a 40 anni. Però senza inglese oggi…”

T: “E’ la lingua principale l’inglese, ti si aprono tutte le porte. E’ basilare”.

C: “Riesci a comunicare con tutti, ma in Italia non l’hanno capito”.

T: “E’ il popolo italiano, siamo di coccio!”

C: Hai visto qualche giocatore bravo?

T: Ho visto giocatori bravi, da giovani siamo tutti bravi, poi è difficile mantenersi. Il difficile è la famiglia, dicono ‘mio figlio è Ronaldo’, impazziscono. Quindi devi mettere sempre i puntini sulle i ma qualche giovane promettente c’è, riusciamo a tirarlo fuori. Noi gestiamo tutto, sia in campo che fuori. Gli sponsor in campo e fuori ai genitori se serve qualche aiuto, qualche conoscenza, sempre con discrezione. Il problema però sono i genitori, i ragazzi giovani pensano solo a divertirsi e a giocare.

C: Loro pensano di avere sempre il fenomeno in casa, poi se non va è colpa del procuratore. Insigne ha litigato con Mino Raiola ad esempio.

T: L’ho sentito ieri.

C: Il bello è quando farai le trattative con i presidenti.

T: Mi ti immagini? La prima trattativa già lo so qual è: sicuro con la Roma, al mille per mille. E’ scritto.

C: Quando ero qui per il Tianjin mi sono reso conto che la parte migliore è sempre dei calciatori.

T: Devi essere portato per fare le trattative, non è facile. Poi noi siamo fortunati, parliamo anche dei premi quindi due gradini sopra gli altri ci stiamo. Sai come impostare la relazione.

C: La prima è sempre la più difficile.

T: Dipende poi dai giocatori.

C: Da quando alleno mi sono reso conto che da giocatore sei egoista e da allenatore sei diverso, e capisci tante cose.

T: E’ come quando sei bambino e i genitori ti dicono ‘quando diventerai padre capirai’. Se ti scatta… Ma non ricordo che tu volessi fare il calciatore.

C: Io stavo facendo il corso da dirigente, non ho mai voluto fare l’allenatore.

T: Del Mondiale nessuno voleva fare l’allenatore, forse Rino aveva un pensiero ma aveva un’altra direzione. Ora lo vado a trovare appena danno il via libera.

C: Vacci perché è super carico, sta bene.

C: Ti volevo ringraziare per la disponibilità alla nostra raccolta fondi.

T: E ringraziare di cosa? A me fa piacere, il rapporto che abbiamo extra-calcio lo sappiamo noi. Poi quello che abbiamo fatto con tutti quelli del 2006 l’avrebbe fatto chiunque, per aiutare non solo l’Italia ma tutto il mondo. Con poco riusciremmo a fare felici tante persone. E’ stato bello che abbiano partecipato in tanti. Poi non tutti i giocatori – pur avendone le possibilità – partecipano alle iniziative. Ognuno sceglie se farlo o non farlo. Noi siamo a disposizione. Qui in Italia forse 15 giorni e possiamo uscire di casa.

C: Ma giochi ancora? Mi chiedono tutti di far parte della tua squadra.

T: E’ un bel campionato, ci sono dei giocatori che volano. Hanno 20, 22 o 24 anni, ogni tanto senti l’aria che passa vicino. Se non stai bene fisicamente fai brutta figura. Tutti i lunedì giochiamo. Il piede è quello, è caldo, pure a 60 anni è quello, non lo puoi staccare. Il probema è il fisico.

Arriva anche Cristian Totti nella diretta.

T: Mi ha detto ‘Ma ha vinto Cannavaro il Pallone d’Oro e tu no?’ Gli ho risposto che se nel 2006 non c’era lui non avremmo vinto il Mondiale. Poi il tuo piede è un’altra cosa.

Cannavaro: E’ vero che è della Lazio Cristian?

Tutti ridono, Francesco cambia espressione.

C: A me i figli mi prendono in giro per come parlo inglese.

T: Non puoi capire a tavola che mi fanno, mi massacrano tra Chanel e Ilary. Pure Isabel parla inglese, il tardone di casa abbiamo.

C (parlando a Cristian): Papà ha vinto altro. Era difficile giocare contro di lui.

T: Lui m’ha gonfiato!

C: Però faceva sempre gol. Ora da allenatore è importante lavorare al computer, ti consiglio di usare gli occhiali.

T: Anche io uso il computer. Mi dicevano che dopo i 40 si abbassava la vista, ma ne ho 43 e vedo ancora. Anche se dicono che succede dal giorno alla notte. Toni mi ha chiamato per fare un’altra diretta: gli ho detto ‘oh, hai rotto i c…’. Poi con il maglioncino e la barba non si poteva vedere, gli ho detto ‘falla a petto nudo che è meglio’. Sembra Babbo Natale. Però che tempi!

T: L’altra volta stavano facendo vedere l’Europeo del 2000, Olanda-Italia. Non me la ricordavo, ma che partita avete fatto tutti quanti lì dietro? Una partita imbarazzante, non passava una virgola. Che tempi! Però quel giorno mi rodeva così il c… che non giocavo…!

C: Non potrò mai dimenticare la scena del cucchiaio. Tutti dicevano ‘ma che fa il cucchiaio Francesco?’

T: Anche Nesta sbroccava. Era l’incoscienza della gioventù, se capitasse adesso ci penserei. Quell’anno ci ha detto male con la Francia, però.

C: Però ci siamo rifatti nel 2006, anche se a Berlino eravamo cotti.

T: Avevamo fatto 800 minuti con la germania.

C: Quando la fanno vedere l’immagine del secondo gol è il simbolo di quella partita. Ma bisognerebbe rivedere tutta la sequenza delle partite.

T: Sembrava attacco contro difesa, il secondo gol era il classico contropiede all’italiana. Aspettavamo solo quello.

Poi l’irruzione della piccola Isabel, con Totti che ‘snocciola’ il suo inglese con Cannavaro e la figlia.

T: ‘What’s your name?’ How are you? ‘How old are you’?

E arriva anche Chanel, che si ferma pochi secondi per salutare Cannavaro.

C: Buffon ancora gioca.

T: E ha detto che vuole prolungare. Fino a 50 arriva te lo dico io. Tanto sta in porta, fa il secondo, fa qualche partita e si diverte, ma fa bene se si sente bene.

C: Il problema sono gli altri che magari ti fanno smettere.

T: E’ quello il problema.

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