Dalla Primavera all’estasi nel mondo dei grandi: Sadiq si gode il suo regalo di Natale

Il baby nigeriano come Daniele Conti, De Rossi, Okaka e la meteora Scardina. Tutti a segno… quasi per caso

di Alessio Nardo

Si chiude l’anno con un forte messaggio di speranza per il futuro. E chi poteva mandarlo se non lui, il più giovane di tutti. Quel Sadiq Umar che ha impallinato a più riprese i malcapitati portieri del campionato Primavera e che ieri, a 18 anni appena compiuti (le candeline le ha spente il 19 ottobre scorso), si è ritrovato a festeggiare anche all’Olimpico. In Serie A. Diventando, pensate un po’, il romanista con la miglior media reti stagionale (una in 37′ complessivi disputati). In questi casi si utilizza, talvolta con fretta eccessiva, il termine predestinato. E’ presto per dirlo, ma il gigante fresco e spumeggiante prestato da Alberto De Rossi a Rudi Garcia può godersi il suo bel sogno di fine 2015.

Sadiq come tanti altri. Come Stefano Okaka, ad esempio, dieci anni dopo. Il panterone italonigeriano (oggi all’Anderlecht) che l’8 dicembre 2005, a soli 16 anni, fece male in Coppa Italia (ah, la Coppa Italia…) ad un Napoli di De Laurentiis ancora sconfinato nei meandri della Serie C. Altri tempi, davvero. Di quell’Okaka lì si dicevano meraviglie, più o meno come di questo Sadiq, che magari si augurerebbe di fare lo stesso percorso del collega. Noi sinceramente gli auguriamo di meglio, soprattutto per il bene della Roma. Sempre a dicembre, il giorno 6 dell’anno 1998, si presentò all’Olimpico con un gol sotto la Curva Sud (al Perugia) un ragazzino con un cognome importante: Conti. Daniele di nome. Un attimo di festa cancellato da anni di inspiegabile e immotivata rabbia verso i colori della culla e della storia sportiva del papà. Strani livori, che solo i romanisti (?) che emigrano sono in grado di provare.

Un altro Daniele, tal De Rossi (conoscete?), dalla Primavera balzò alla prima squadra facendo immediatamente strabuzzare gli occhi di Don Fabio Capello e del compianto presidente Franco Sensi, che il 10 maggio 2003 esclamò da buon nonno “Ha segnato il ragazzino?” osservando a bocca aperta il bolide del biondino ventenne scagliato alle spalle di Sorrentino, all’epoca portiere del Toro. Sotto la Sud, claro. Segno distintivo di un’intera carriera a tinte gialle e rosse. In tempi più recenti, nel 2009 (a dicembre, guarda un po’), toccò a tale Filippo Maria Scardina salire di livello e regalarsi una gioia. Addirittura in Europa League, a Sofia. Gol del 3-0 su assist del generosissimo Perrotta. Roba davvero da raccontare ai nipotini, soprattutto se sei anni dopo giochi nell’AS Lupa Castelli Romani. Con tutto il rispetto.

Storie di calcio e di vita. Dai campetti passi ai campi veri, quelli che fanno tremare le gambe, e cogli il tuo momento. L’attimo fuggente. Sei lì al posto giusto e ti godi l’ovazione, toccando il cielo con un dito. E’ successo a Conti, De Rossi, Okaka, Scardina. E ieri pomeriggio a Sadiq Umar. Snello e leggiadro, ma al contempo puntuale e letale. Un felino implacabile, pronto ad azzannare la palla dolce come una fetta di pandoro servitagli da Vainqueur. Spedendola di testa alle spalle di Perin. Il 2-0 che ha interrotto l’asma cronica di una Roma incapace di battere persino lo Spezia in casa. Ah, se solo il baby ex avesse giocato almeno uno spezzone in Coppa. Forse, chissà, non sarebbe già finita. Ma al diavolo il passato, ora conta solo il futuro. Il messaggio di Sadiq Umar, classe 1997, è stato fin troppo chiaro.

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