Roma-Udinese ‘Te lo dico su Facebook’: “La moviola in campo? Esiste già, si chiama Tachtsidis”

di Redazione, @forzaroma

(di Alessio Nardo) La notte degli orrori. Una delle tante, ahinoi, da spedire subito in archivio, possibilmente imparando dai tanti sbagli e conservando intatte le (non poche) cose belle. Quel che resta di Roma-Udinese è il risultato, agghiacciante e doloroso. Un 2-3 in perfetto stile Bologna (16 settembre scorso, ricordate?) che lascia Zeman a mani vuote e i tifosi in preda al disorientamento più totale. Cos’è questa squadra? La scintillante corazzata vista all’opera dal 20′ del match di Genova (o nei primi 30′ di ieri), o l’intimidito pugile che finisce al tappeto al primo colpo incassato? Dubbi, domande, quesiti. In attesa di Parma e Palermo, altre due tappe che diranno molto sull’effettiva consistenza del roster agli ordini del boemo. Per ora, riviviamo l’amara (e piovosa) serata dell’Olimpico attraverso analisi e commenti della tribù romanista di Facebook.

 

La sconfitta maturata dai cugini biancocelesti a Firenze (contro gli ex Montella, Aquilani e Toni) è un bell’aperitivo. L’Olimpico si riempie di gioia e passione per la Roma, reduce da due trionfi di fila e alle prese con la peggior Udinese dell’ultimo triennio. Si sogna, si spera, si attende il fischio d’inizio. Accogliendo in formazione l’esordio assoluto di Dodò, schierato titolare sul binario sinistro di difesa. Davanti a Stek spazio a Marquinhos e Castàn, a destra confermato Piris. In mediana, De Rossi e Pjanic agiscono ai lati di Tachtsidis. Davanti tridente con Lamela, Osvaldo, Totti. Nel mirino di tutti, indovinate un po’ chi c’è? Sì, sempre lui. Il ciclopico bestione ellenico, degno erede di José Angel in quanto a stima e affetto dei tifosi nei suoi confronti. In rassegna, ecco i commenti (sdegnati) di Marko (“Ma e cosi difficile mettere De Rossi al centro con Florenzi e Pjanic intermedi??”), Sakota: (“ANCORA TAXI?? DOVE STA FLORENZI????“), Daniele (“Cosa abbiamo fatto per meritarci il greco??? A chi abbiamo fatto del male????”) e Jon (“Panagiotis Taccisui rimannamolo in B. Grazie“). Non manca anche stavolta il classico delirio di giornata, da parte di Mario (“Daje Tonetto!”). Fischio d’inizio, la Roma c’è.

 

Venti minuti buoni per carburare, e scocca l’ora di far festa. Da un’azione rocambolesca nasce un’assoluta magia, la cui frma in calce è di Erik Lamela, sempre più vivo e incisivo. Il Coco recupera palla in area, quasi sulla linea di fondo. Fa fuori Armero, si avvicina alla porta, sembra dover crossare in mezzo, tanto da ingannare Brkic che si protrae in avanti lasciando libero il “pertugio” intravisto dall’ex River. Il quale, con un tocco mancino astuto e delizioso, trova il secondo palo e porta la Roma in vantaggio. Piccola grande genialità dell’argentino, ma non è finita. Al 23′, due minuti dopo, Totti vince un rimpallo in prossimità del limite dell’area e verticalizza per Osvaldo: Pablito anticipa Brkic in uscita servendo un assist d’oro a Lamela. Incornata a porta vuota, 2-0 spettacolo! L’esaltazione generale contagia Marcello (“Che meraviglia”), Enrico (“Magnifico Coco”), Stefano (“Due mele”) e persino Joe (“Tambahhh Lamela Trus!!“). Il buon Giovanni esalta Zeman producendosi in confronti “apparentemente” ingenerosi: “Altro che Gigi Enrico…”. La Roma raddoppia, viaggia a ritmo spedito, sembra inarrestabile. Già, sembra. Là dietro è sufficiente un attimo, una distrazione. E tutto si riapre. Al 31′, sugli sviluppi di un calcio di punizione per l’Udinese, la sfera finisce nel cuore dell’area, Osvaldo “serve” inavvertitamente Domizzi ed il difensore di Guidolin è freddissimo a tu per tu con Stek. I primi spettri, cattivi e malvagi, si affacciano all’orizzonte.

 

In pieno intervallo, quasi ridendo e scherzando, ci si ripete “Sta a vedè che finisce come cor Bologna…”. Un modo come un altro per esorcizzare la possibilità di un tragicomico bis. Sotto sotto, l”auspicio è di riveder la Roma dei primi trenta minuti, forte e gagliarda, e non quella degli ultimi quindici, un po’ fiacca e intimidita. Ne bastano quattro, nella ripresa, per prender contatto con la cinica realtà. Stekelenburg fa il miracolo su Di Natale (lanciato in profondità da Pereyra), ma l’azione non si esaurisce. Badu, Armero, ancora Di Natale sottomisura, stavolta Stek può solo metterci una pezza. E’ gol, il gol del pareggio. “Piamo più gol noi che er San Benedetto del Tronto”, sottolinea Lele. Dilagano sgomento e incredulità. Roberto prova a dare un segnale di ottimismo, interpretando alla lettera la mentalità zemaniana: “No problem, annamo a fa er terzo”. E la Roma, pur stanca e con molte meno idee rispetto ad inizio gara, ci prova. Ci sono Marquinho e Florenzi (fuori Dodò e Pjanic), c’è Osvaldo in serata no, c’è un Totti poco ispirato ed un Lamela con le pile quasi scariche.

 

In mezzo, De Rossi non si vede granché, al pari di Tachtsidis. Quest’ultimo, come di consueto, vien preso di mira da Guido (“Il centrocampo non copre mica bene… Ma che aspettiamo a far sparire questo inutile greco? E pure De Rossi deve darsi una svegliata..”), Domenico (“La moviola in campo? Esiste già, si chiama Tachtsidis”) e Alessio (“Da Leandro Greco al greco.. lì in mezzo sò sempre guai“). Neanche l’ingresso “disperato” di Mattia Destro illumina il finale di gara della Roma. Anzi. La beffa più atroce giunge all’86’: Castàn sfiora in area Pereyra, giù in caduta libera. Un sacrosanto giallo per simulazione del bianconero si trasforma in rigore per l’Udinese tra lo sconcerto generale. Dagli undici metri va Di Natale, cucchiaino, 3-2 e materializzazione dell’incubo. Nervi tesi in pieno recupero, con Tachtsidis cacciato per proteste ed applausi ironici all’arbitro Massa. “La notizia più bella della serata? Si va a Parma senza er greco..”, dice Mario. Il resto è storia già nota. Amarezza, disillusione, fastidio e rabbia per la svolta che non arriva mai. Il terzo successo consecutivo, classifica alla mano, avrebbe proiettato la Roma nell’olimpo dei grandi. E invece niente. Ancora fermati, sul più bello, dai soliti errori, di testa e di squadra.

 

Spazio agli sfoghi antizemaniani di Nicola (“Io ormai mi trovo a dover aver paura pure sul 4-0..”), Emanuela (“Col boemo si divertono soltanto i tifosi avversari”), Dado (“Zeman è ora che tu ti faccia da parte..Montella era l’allenatore giusto!!!!!”), Marco (“Ma questo tecnico ha mai vinto qualcosa? E allora perché tutto quest’entusiasmo al suo arrivo?”). Non manca il nostalgico di turno, in questo caso Antonio (“Ma Spalletti non s’è stancato della Russia??”) ed il fatalista, Stefano (“L’Olimpico ci porta una sfiga pazzesca….che si sbrigassero a fare lo stadio di proprietà…..”). Un giorno come tanti, duri e complicati, da romanisti veri. In attesa che il sole sorga ancora ed il cuore torni a battere forte. Di errori difensivi, di formazione e quant’altro avremo modo di parlare. Mercoledì, al Tardini, c’è il Parma. E ci sarà di nuovo questa Roma strana e imprevedibile, capace di tutto e del suo contrario. Noi con lei, pronti a sognare e illuderci di nuovo. Perché in fondo, ad esser romanisti, non ci si annoia proprio mai.

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