Roma-Catania ‘Te lo dico su Facebook’: “Mò annullateje pure questa…”

di Redazione, @forzaroma

(di Alessio Nardo) Il senno del prima e il senno del poi. Semplici confronti. Il senno del prima è il risultato di tre mesi di chiacchiere, mercato, fuffa, spiagge, mari, bagni, caldi, afe, anticicloni, caronti, caligole e luciferi. Insomma, tre mesi senza lei. E se diciamo lei, non serve aggiungere altro. Il senno del prima è la nostalgia, la voglia di ripartire, il desiderio rovente di gridare “GOOOOOOO'”, di illudersi e sperare, di vincere e godere.

 

Poi, c’è il senno (per l’appunto) del poi. Quella sensazione di “cruda realtà” che ti fa capire che gridare “GOOOOOOO”, di questi tempi, è una faticaccia, che illudersi e sperare (persino con Zemanlandia) è dura, che vincere e godere è più un ricordo che un concreto prospetto, e che in fondo chiacchiere, mercato, fuffa, spiagge, mari, bagni, caldi, afe, anticicloni, caronti, caligole e luciferi non eran poi così male. Roma-Catania, rieccoci, 105 giorni dopo la trasferta più inutile (Cesena) della storia delle trasferte inutili. Come al solito, come sempre, ci si rimette in marcia con un entusiasmo smodato e con l’Olimpico pieno. Perché a prescindere da tutto, ogni anno, si parte tutti a quota zero punti e finché la matematica non dice che il primo posto è oggettivamente “troppo” lontano, lo scudetto è pur sempre lì, a portata di mano.

 

C’è Zeman, c’è la Roma, c’è un percorso netto di amichevoli giocate e puntualmente vinte. Ma col Catania, com’è ovvio che sia, non sarà mai e poi mai un’amichevole, soprattutto da quel famoso 7-0 (datato novembre 2006) che tutti avrebbero voglia di replicare nella bollente serata del 26 agosto. L’hombre vertical di Gijon è un lontano ricordo, Zemanlandia è già qui. Pronta ad irradiare il manto erboso dell’Olimpico. Il TotoLuisito? Robaccia antica. Nessuno si aspetta sorprese nell’undici titolare. E infatti sorprese non ve ne sono. Stekelenburg è in porta; in difesa da destra a sinistra Piris (chi??), Burdisso (bentornato!), Castàn (arichii??) e Balzaretti; a centrocampo Bradley, De Rossi (ma non era già del City?) e Pjanic; davanti Lamela, Osvaldo e Totti, riportato largo sinistra come tredici anni fa (quando Francesco di anni ne aveva 23). Perché il passato non si dimentica. E se Totti tottava da punta esterna una volta, può tottare da punta esterna anche oggi.  Forse.

 

Ah sì. I commenti, direttamente provenienti dalla pagina ufficiale Facebook AS Roma. E’ bene non dimenticarsene. Già all’annuncio della formazione, come ben sapete, c’è chi si scatena. Perché qui, dalle nostre parti, la polemica non tira (noooo…) e il primo appiglio utile non è mai sufficiente a scatenarne una (nooooo…). A Francesco basta leggere le prime quattro lettere (Stek…) per scagliare la prima pietra arroventata: “Nooo perchè Stek se ne va..perchè Zeman non lo vede..perchè non ha fatto una grande stagione..gioca Lobont… mo che diranno i giornalisti/giornalai?”. C’è poi la doppia faccia del tifo. L’ottimismo e il pessimismo, il bene e il male, il vincere e il perdere. Si va da Marco (“Forza iniziamo a vincere per lo scudetto…crediamoci che è l’anno buono!!!”) all’impercettibile ironia di Daniele (“Bojan, Destro, Marquinhos, Marquinho, Tachtsidis ecc. ahahahahha semo no squadrone quest’anno primi sicuri…”). Chi capisce (di noi romanisti) è proprio bravo…

 

Detto questo, si va. L’arbitro De Marco dà il via alle operazioni e siamo tutti avvolti in un attesa quasi atroce. Come se dal primo al quinto minuto, ma solo come leggero antipastino, dovessimo assistere a tagli continui in verticale, inserimenti, tiri in porta da qualsiasi posizione, gente che corre impazzita a caso, terzini che asfaltano le fasce, gol a grappoli ma anche qualche imbarcatina dietro (altrimenti nun se divertimio…). E invece, dal primo minuto al trentesimo, esattamente com’era consuetudine nella passata stagione, non succede niente. Piris al primo cross ricorda già un po’ Cicinho, Totti a sinistra è un pesce fuor d’acqua, Lamela fa le sue solite cosine inutili, Bradley sembra un Brighi più scarso. Insomma, bene no? La noia mortale s’impadronisce del match. La domanda è: succederà qualcosa, prima o poi? Tipo un tiro, un gol? Risposta: sì, ma dalla parte sbagliata! E per giunta, in fuorigioco. Almiron conclude da fuori, la palla sbatte su Osvaldo e arriva tra i piedi di Marchese che, in posizione irregolare, tutto solo, come tre mesi fa, decide di far male alla Roma. Siamo sotto. “Forigioco limortaccivostra!”, è il conciso (ma argomentato) pensiero di Leonardo. Per Danilo, a quanto pare, gli errori arbitrali ci possono stare e non è il caso di star lì a pensar male: “Là màfià è là màfià…Zeman lo vogliono morto…faranno di tutto per farlo perdere, entrate in campo una volta per tutte e finiamola con $to càlcio $porco”. Sì, più o meno.

 

Il primo tempo si chiude tra la noia, una vaga sensazione di schifo verso l’umanità in generale ed un caldo nauseabondo. C’è chi ironizza, come Christian (“Mamma mia che gioco spumeggiante…”) e chi va già all’attacco, come Alessandro (“Avete voluto er boemo? e mò ve lo tenete…“). Ma l’esemplare più inquietante, tenebroso e minaccioso è lì. Non si vede, sembra non esistere, ma al primo momento giusto (e dovevamo aspettarcelo) scappa fuori: LA VEDOVA DE LUISSERICHE. Ad incarnare tale figura è Paolo: “Ma come la colpa non era unicamente del povero Luis Enrique che tra l’altro aveva una squadra anche meno forte???”. No, per favore. No. E’ troppo. Ci pensa Federico a far tornare il buon umore a tutti con un messaggio di buon auspicio e speranza: “Qui ce vole Padre Pio…no Zeman…”. Olé.

 

Ci sono ancora altri quarantacinque minuti dove, secondo le segrete speranze di noi tutti, ignote congiunture astrali dovrebbero far trasformare la Roma in una squadra di Zeman, tanto da creare almeno quaranta pallegol in circa due minuti. In effetti qualcosa di discreto si vede. C’è una punizione di Lamela sventata in corner da Andujar, un palo di testa di Osvaldo, gli ottimi cross di Piris e le conclusioni al millimetro di De Rossi. Fin quando Danielino decide che è il caso di finirla di scagliare sassate fortissime fuori dallo stadio, e dal limite inventa un dolce assist in verticale. Osvaldo vola in aria, rovescia. Segna. E’ GO’. “Mamma mia che j’ha fatto……avvitamento rovesciato e chi è un supersayan???”, dice Fabio, seguito da Mauro (“Mo’ annullateje pure questa de rovesciata!!!!!!!”). Prezioso il commento tecnico di Federica: “Osvaldo, sei veramente un ficooooo!!!”.

 

Neanche il tempo di leggere nel gol di Osvaldo la più logica (e romanista) delle traduzioni (del tipo “daje che per il tricolore è fatta, l’anno prossimo dove annamo a prende casa per la finale de Champions??”) che il Catania spegne ogni nostro progetto e ambizione, approfittando di una prateria insensata lasciata incustodita dal Cicinho paraguaiano sul versante mancino etneo, luogo in cui Alejandro Gomez detto il “Papu” ama solitamente svolazzare come un simpatico fringuelletto. Con quel fare minaccioso e temibile, letale per il pur vigile Stekelenburg. Due a uno, mazzata, e mò? “Non si può … E che cavolo …. Difesa ridicola e simile a quella dell’ anno scorso ….”, sentenzia Fausta. Comprensibile la rabbia di Giuliana: “Ma tu te rendi conto chi ce deve segna’ in casa..arancia rossa de sicilia !!!! ma santo dio !!!!!!”. La sintesi perfetta è di Roberto: “Qui ogni azione contro tocca cagasse addosso me sa…”. Me sa tanto, sì.

 

Il disegno è struggente, impietoso ma al contempo perfetto. Si parte con un 1-2 casalingo (come un anno fa) e poi si va a Milano con l’Inter (come un anno fa). E invece, visto che un anno non può (e non deve!!!!) essere uguale all’altro, qualcosa cambia. Prima c’è spazio per un piacevole delirio tattico del boemo, che toglie Pjanic e mette Florenzi spostando Bradley a intermedio sinistro (?); toglie Lamela e mette Marquinho nel ruolo di attaccante destro (???); toglie Totti (infortunato) e inserisce Nico Lopez, sempre schierato a destra nel pre-campionato, sull’out mancino (??). Una serie di scelte dal vago sapor luisenrichiano, che rischiano di compromettere l’esito della serata. Marquinho restituisce al Catania ogni palla che tocca. E’ talmente in confusione che s’incazza col mondo ancor prima di sbagliare giocata. Nico Lopez, invece, non fallisce: al 92′ esegue la dolce magia e bagna con un gol sotto la Sud (un predestinato?) il suo esordio in Serie A. Su Facebook parte la Sagra del Roditore: “Grazie Castoro”, dice Alessandro; “Daje Sorcio Dajeeee”, urla Gianluca. La traversa di Castro al 93′ è l’ultimo acuto di una sfida durissima. La prima è finita. La lunga scalata verso la rinascita di una grande Roma, invece, è appena iniziata.

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