Palermo-Roma ‘Te lo dico su Facebook’: “Atteggiamento irritante, pigrizia inaccettabile”

di finconsadmin

(di Alessio Nardo) Poche parole, tanti silenzi. Ed una sfilza di quesiti che la storia ci impone, ma ai quali fatichiamo tremendamente a dare risposte chiare. Perch?, con rigorosa puntualit?, la Roma cade sullo scoglio decisivo? Perch? l’avversario di turno, quasi defunto, in fin di vita, risorge per magia e asfalta la resistenza giallorossa? Perch?, in certe gare, l’atteggiamento collettivo ? tra l’inqualificabile e il vergognoso? Qual ? il morbo? Qual ? il virus? Perch? l’ambiente di Trigoria, da anni e anni, “cloroformizza” (per dirla alla Sabatini) anzich? trasmettere stimoli e motivazioni? Troppi punti interrogativi. Quel che resta ? la realt?. La sconfitta di Palermo. Tanto brutta quanto, in fondo, prevedibile. Riviviamola attraverso analisi e commenti del popolo giallorosso di Facebook.

 

Chi pu? pretender la vittoria? Nessuno. Ci? che viene chiesto alla Roma ? semplicissimo, quasi banale. Dare tutto, dare il massimo, sputare sangue e lottare con ardore. Se il terzo posto ? lontano, l’Europa League ? a portata di mano. Per farcela, serve mentalit?. Non sottovalutare niente e nessuno, giocare con grinta e aggredire sino all’ultimo. Richieste ormai datate, antiche, puntualmente disattese. Stavolta ci mette del suo anche Andreazzoli, che sembra esser sceso dal treno della normalit?, privilegiando il vagone della stravaganza, tanto caro ai suoi predecessori (nonch? ai dirigenti). Al ‘Barbera’, dal 1′, ci sono cinque fuori ruolo. Piris (terzino) centrale destro di difesa, Lamela e Marquinho (trequartisti) esterni di centrocampo, Perrotta e Florenzi (uomini di quantit?) a far da supporto all’unica punta Totti. E in pi?, riecco Tachtsidis, l’ex cocco di Zeman tornato definitivamente in auge. Un undici iniziale che non piace a nessuno, soprattutto a Luciano (“Tachtsidis..??? Stamo messi bene…”), Tiziano (“Ho fiducia in te caro Aurelio, ma vedere la schifezza greca in campo con Pjanic e Bradley fuori proprio non mi convince…“) e Mario (“Gli hanno fatto beve un bicchiere de fenomenite? Una formazione con cinque fuori ruolo ? da record!!”). Tristemente azzeccata la profezia di Giovanni: “Il Palermo non vince da una vita, sta squadra non mi convince. Mi sembra una sentenza scritta”. E lo ?.

 

Detto di Andreazzoli, si passa alla fase due. Alla successiva analisi, all’esamina che inchioda gli undici simpatici ragazzi scesi in campo a Palermo. A volte, noi romanisti amiamo tirarcela da soli, ? vero. Di fronte ad un avversario che non vince dal 24 novembre, la frase pi? scontata quale pu? essere se non:“Sta a ved? che li resuscitamo…”. Ma pi? che scaramanzia, ? consapevolezza della realt?. Della nostra realt?. Della nostra storia, che non viene mai smentita. Il Palermo, frastornato da un’annata disastrosa, ritrova brio, energia, gas ed entusiasmo. Proprio contro la Roma. Che a sua volta, per esser fedele a se stessa, si presenta con un bel pigiama bianco. Abito che non va sporcato. N? d’erba, n? di terra. In Sicilia si sta bene, ci sono oltre venti gradi. Il caldo e la primavera rilassano nervi e muscoli. Risultato? Scontato, classico, prevedibile. Il Palermo chiude il primo tempo sul 2-0. E chi ci segna? Ilicic e Miccoli, due che quando vedono la Roma si trasformano in tori imbelviti. Il resto ? poco. Quasi zero. Il duplice fischio di Calvarese scatena la rabbia di Gianni (“Giocasse sempre contro di noi, Ilicic vincerebbe sicuro il Pallone d’Oro”), Renato (“Miccoli con quella panza si scatena sempre con la Roma. Burdisso ? un ex giocatore e continua ad esser sempre titolare”), Andrea (“Quando gioca il greco a centrocampo io la partita non la vedo!!!!!!!!!!!!!!!!!!”) e Adolfo (“Squadra messa in campo malissimo, a centrocampo c’? una voragine, bravo Pippazzoli…”). Il clima ? quello che ?. E per la ripresa non c’? fiducia. Perch? la Roma, di solito, queste partite le inizia male e le finisce peggio.

 

Un barlume di speranza si accende in tutti noi, quando osserviamo il team manager Scaglia alzare due volte il tabellone luminoso al cielo. Fuori Perrotta e Tachtsidis, dentro Osvaldo e Pjanic. C’? pi? qualit?, c’? pi? tecnica. E quarantacinque minuti bastano per recuperare. O meglio, “basterebbero”. Se solo si avesse l’intenzione di giocare, e non di pascolare leziosamente in attesa di scartare l’uovo di Pasqua. Giusto un paio di minuti di scossa apparente. Poi, la Roma crolla nel letargo pi? mediocre. Dei due gol da recuperare sembra importare poco a chiunque. Ai difensori, che impostano l’azione a ritmi “lumacheschi”. Ai centrocampisti, che non hanno idee e non sanno a chi dar la palla. Agli attaccanti, che sbattono puntualmente sull’avversario di turno. Risultato? Lo zero assoluto. Si scivola verso il novantesimo, senza un briciolo di reale speranza. Nel cuore, alla fine, c’? un mix di rabbia e rassegnazione. Chiaro il pensiero di Luca (“Secondo tempo pi? scandaloso del primo. Sono indignato”) e Francesca (“Con Pjanic e Osvaldo dentro non siamo riusciti a fare un tiro in porta. Atteggiamento irritante, pigrizia inaccettabile. Devono vergognarsi tutti”). Carlo lancia frecciate ai dirigenti (“Per quest’anno ho sofferto troppo… Societ? ridicola, assente e senza carattere. Non meritate il mio tempo libero”), Giulio inaugura l’argomento pi? delicato: “Ora non resta che far vincere il quarto derby di fila alla Lazio, per completare la collezione di vergogne”. Gi?, il derby. La partita che ogni romanista vorrebbe giocare. Ma che purtroppo dovranno disputare loro, i signorini di Palermo. Freschi dell’ennesima figuraccia, dell’ennesimo vile tradimento.

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