Inter-Roma ‘Te lo dico su Facebook’: “Next stop: INFARTO”

di finconsadmin

(di Alessio Nardo) Ottantaquattro giorni d’attesa per novanta stramaledetti minuti. Di sofferenza e timore, ansia e preoccupazione. Inter-Roma ? un viaggio lungo, che parte da lontano, utile a capire se questa stagione a tinte giallorosse sia salvabile o meno. Inizio traumatico, si teme il peggio. Poi c’? la reazione e il finale giusto, di festa e gioia. Con un pensiero gi? rivolto a quella sera di fine maggio, che per noi vorr? dire inferno o paradiso. Riviviamo la semifinale di ritorno di Tim Cup attraverso analisi ed opinioni estrapolate dalla pagina ufficiale di Facebook dedicata all’AS Roma.

 

Finalmente ci siamo. Dal 23 gennaio al 17 aprile, un percorso infinito. Di eventualit? e supposizioni, senza il verdetto reale a portata di mano. La finale con i cugini, gi? sicuri (da tempo) di presenziare il 26 maggio all’Olimpico, ? stata solo un’ipotesi. Per settimane e settimane. Ora ? tempo di farne una certezza, di renderla concreta e tangibile. Di fronte a noi, i resti di un’Inter ammaccata, spenta e ferita. Ma proprio per questo temibile, insidiosa. Un tempo ci si giocava tanto con loro, e i nostri avversari si chiamavano Julio Cesar, Maicon, Sneijder, Eto’o. Ora ? tutto diverso. Ci sono Jonathan, Alvarez, Kovacic, Kuzmanovic, Rocchi. Il minimo indispensabile per farci temere il peggio. Un gol di vantaggio ? poco, pochissimo. C’? bisogno di una grande partita o si rischia grosso. Andreazzoli ripropone il 4-3-2-1 con Stek tra i pali, Torosidis-Marquinho coppia di terzini con Marquinhos e Cast?n centrali. Davanti alla difesa spazio a De Rossi, supportato da Bradley e Florenzi. Davanti, il talento di Lamela e Totti coadiuva la fisicit? di Mattia Destro. Marco non gradisce (“Qualcuno mi pu? spiegare che ci fa Marquinho terzino sinistro???”), pi? soddisfatti Tiziano (“Godo sempre di pi? a non vedere la statua greca tra gli 11”) e Lino (“Non ci sono Piris e Balzaretti…..wowwwww ….ora siamo veramente i favoriti!!!”). L’attenzione non ? rivolta tanto ai nostri undici, quanto ai loro. In extremis d? forfait persino Cambiasso, uno degli ultimi leader rimasti. “La squadra non ha proprio alibi stasera contro questa Inter imbarazzante”, dice Davide, seguito da Felice: “Un’Inter del genere non ci ricapiter? mai nella storia. Sprecare quest’occasione sarebbe allucinante”. Ottantaquattro giorni di chiacchiere. Ora basta, si gioca. Inter e Roma per la finale.

 

L’avvio di gara non ? malvagio. Siamo ordinati, composti, precisi e ben pettinati. Gestiamo bene il possesso palla e l’Inter non sembra disporre della qualit? necessaria per farci male. L’unico a dare il fritto ? Ricky Alvarez, desideroso di mostrare all’universo d’esser pi? forte dell’alter ego Lamela. Mentre capiamo che far gol ad Handanovic sar? dura (splendido il primo intervento in anticipo su Marquinho), la nostra concentrazione si allenta e l’Inter iniza a crederci. Patatrak al minuto ventuno: tal Jonathan Cicero Moreira parte dalla trequarti destra, triangola prima con Alvarez e poi con Rocchi, fino a ritrovarsi in piena area, solo davanti a Stekelenburg. Destro angolato e preciso, la Roma ? sotto. Il vantaggio di un gol durato oltre ottanta giorni ? gi? un ricordo. Increduli Giulio (“Jonathan sembrava Maicon”) e Luciano (“Abbiamo fatto segnare il giocatore pi? criticato e preso in giro della storia recente dell’Inter.. siamo dei fenomeni!!”). Servirebbe una reazione immediata, ma la Roma torna a mostrare antichi (e ben noti) difetti. Lentezza nell’impostazione, scarsa intensit?, poca qualit?. Nel finale ci si rialza un po’ e Handanovic fa il mostro su Destro e Florenzi. Il duplice fischio ci spedisce in un clima di profonda riflessione. “Sembra la partita di Palermo”, sottolinea Carlo. Amareggiati anche Tony (“E’ inaccettabile giocare una semifinale di Coppa in questo modo. Squadra sempre pi? ridicola e patetica“) e Yuri (“La Roma non si smentisce mai. Facciamo segnare il pippone di turno e il loro portiere para l’impossibile…”). Eppure, vista la consistenza effettiva dell’Inter, basterebbe darsi una svegliata. Ed iniziare a giocare.

 

Andreazzoli fa fuori Florenzi e delibera l’ingresso di Balzaretti, con Marquinho spostato nel tridente di centrocampo. E’ gi? una Roma diversa, nella voglia e nello spirito. L’occasione della vita non pu? sfuggire, quest’Inter ? davvero poca cosa per poter costituire un valido ostacolo. Certo, bisogna segnare. E non ? facile, vista l’apparente scarsa ispirazione dei nostri uomini d’attacco. Ma un centravanti ? tale nell’anima. Pu? sbagliare, incepparsi, assentarsi per lunghi tratti di gara. Poi per?, al momento giusto, sa graffiare ed esser decisivo. Al 56′ Lamela travolge in progressione Zanetti (19 anni di differenza tra i due) e serve un cioccolatino gustoso a Destro: tocco morbido, Handanovic scavalcato, Samu?l impigliato nella rete. E’ un urlo liberatorio, si torna a pregustare il derby. L’Inter evapora, si scioglie come neve al sole. La Roma si esalta negli spazi e al 69′ De Rossi, dal limite, filtra per Balzaretti: assist puntuale per Mattia che ne fa un altro. Tutto troppo facile. Svanisce ogni paura, siamo ad un passo dalla Lazio. Francesca esalta il Re di Coppa (“Continuate a criticarlo, a dire che ? scarso. Vai Mattia!!”), Paolo non ? da meno (“Doppietta oggi, cinque gol in quattro partite di Coppa Italia. Reg? questo la butta dentro come pochi”). Torosidis si regala una perla d’autore a San Siro, Alvarez prova a godersi una minima soddisfazione a dieci minuti dalla fine. Passerella finale per i giovani di Stramaccioni e per la Roma, che trionfa alla Scala del Calcio e stacca il biglietto per l’ultimo atto della competizione.

 

Brividi, gioia, sensazioni forti. Dalla soddisfazione relativa ad un traguardo raggiunto (e ad un successo ai danni di una rivale storica) all’immediata tensione in previsone derby, il passo ? breve. Quel che tutti speravano (o temevano) ora ? realt?. S?, il 26 maggio ci sar? Lazio-Roma. E in palio, oltre all’onore cittadino, avremo un trofeo. Chi vince, salva la stagione e gode. Chi perde, sprofonda all’inferno. Logico dividersi, tra chi ? raggiante ed ottimista e chi invece avrebbe preferito “evitare” una sofferenza simile. Al primo partito appartengono i vari Alessandro (“Laziale sei la prossima vittima”), Maurizio (“Ed ora facciamoli a pezzi!!!!”) e Francesco (“Contro la Lazio s’arriva a 10…”). Del secondo sono illustri esponenti Marco (“Ma davvero tocca fa il derby in finale? Non se potrebbe evit??”), Fabio (“Da oggi non conto i giorni che mancano al derby, ma chi c’arriver? vivo”), Fabrizio (“Next stop: INFARTO!!”), Lorenzo (“Se perdemo scappo in Colombia e me faccio n’artra vita”) e Renato (“La Lazio ? pi? forte, sono pi? solidi e cattivi e hanno alcuni campioni che a noi mancano come Marchetti, Candreva, Hernanes e Klose. Se la Roma ? quella vista per tutto l’anno, non ho grandi speranze”). Difficile spiegare cos’? e cosa sar? questa partita per noi (e per loro). Nella storia non c’? mai stata una finale Lazio-Roma, in nessuna competizione. E’ un evento inedito e come tale bisogner? viverlo. Il processo di avvicinamento non sar? semplice da gestire, sapendo che vincere o perdere, stavolta, far? tutta la differenza del mondo. Consoliamoci col tempo. Trentotto giorni alla sfida delle sfide. Il countdown pu? ripartire.

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