Chievo-Roma ‘Te lo dico su Facebook’: “Bergonzi incompetente, ma squadra senza palle”

di Redazione, @forzaroma

(di Alessio Nardo) Quella sgradevole sensazione di un sogno spezzato dall’improvviso risveglio. La Roma mette fine alla striscia di cinque vittorie consecutive, scivolando nell’orrido pantano del Bentegodi. I killer spietati? Sergio Pellissier, di nuovo Re del mondo Chievo, e soprattutto lui, Mauro Bergonzi da Genova. Il più insopportabile dei fischietti italiani, autore del “delitto perfetto” nella città di Giulietta e Romeo. Ammonizione rifilata a Castàn (diffidato), molte altre sacrosante risparmiate ai ragazzi di Corini e due rigori negati alla Roma. Risultato finale? 1-0, ed un Milan all’orizzonte che adesso fa un po’ più paura. Riviviamo il grigio pomeriggio in terra veneta attraverso analisi e commenti del popolo giallorosso di Facebook.

 

L’appetito vien mangiando. Non ci si accontenta del pokerissimo di vittorie, arde il desiderio della sesta meraviglia. Per ottenerla bisogna spazzare via l’ostacolo (in teoria) più abbordabile. Zdenek Zeman sa a cosa va incontro. Le sue scelte, nonostante i risultati positivi, restano impopolari. Quel che conta è vincere, “nascondendo” le polemiche. Al Bentegodi rientrano dal 1′ Goicoechea e Tachtsidis; Pjanic confermato nel tridente offensivo (da esterno destro). Esclusi, tra gli altri, Stekelenburg, Burdisso, Dodò, Marquinho, Perrotta, De Rossi, Lamela e Destro. Una parco riserve da urlo, come conferma Alberto:  “E’ più forte la panchina dell’undici titolare.. non ce se crede..”. Ormai le lamentele si suddividono per reparti. Andrea dà uno sguardo alla porta (“Ancora Goicoechea titolare?!?!??! Aridateme Stek!!”), Mario sorveglia il centrocampo (“N’altra volta il greco dentro e De Rossi fuori? Ma Zeman se diverte tanto a fasse del male??”), Simone borbotta per l’attacco (“Lamela e Destro in panchina?? Bah…”). Il saggio Lorenzo avverte: “Castàn è diffidato, io non lo farei giocare”. Il boemo non ci sente e spedisce il brasiliano verso un inevitabile destino. Entrano le squadre, entra Bergonzi. Sul maxi campo di patate veronese, lo spettacolo può iniziare.

 

Non piove, e già questa è una nota positiva. Il terreno di gioco, tuttavia, non soddisfa Carlo: “E questo sarebbe un campo di calcio??”. La Roma tenta di organizzarsi al meglio, contro un Chievo spavaldo e convinto. Sul cronometro scorre il minuto ventiquattro, quando il prode fischietto ligure decide di ergersi a protagonista. Normale contrasto sulla trequarti tra Castàn ed Hetemaj, dal taschino di Bergonzi fuoriesce automatico il giallo. Rivolto ovviamente all’ex Corinthians, costretto a saltare il big match con il Milan. Robbie si sfoga, tra rabbia e ironia: “ahahahah te pareva?? Castàn diffidato e ammonito.. bravo Bergonzi, missione compiuta!”. Gli spettri di un duro pomeriggio sono già all’orizzonte. Nel frattempo, a livello tecnico, succede poco. La Roma gironzola pigra per il campo, senza idee illuminanti. Al duplice fischio, esplode il malumore di Salvatore (“Ma è un’amichevole?”) e Lorenzo (“Manca qualità.. Bradley e Tachtsidis sono due omaggi alle squadre avversarie”). Sembra il primo tempo di Siena. L’auspicio è che anche il finale sia identico.

 

Si riparte con fiducia, attendendo l’altra versione della Roma. Quella bella, spettacolare e soprattutto vincente. Gilberto, seppur con sarcasmo, suona la carica: “Bene, direi di toglierci il pigiama, iniziare a giocare e prenderci sti tre punti”. Luca ha una speranza (“Vogliamo far entrare DDR o continuiamo a cazzeggiare col greco?”) che tale resta. No, non si cambia. Si continua con l’antica falegnameria del corso a centrocampo e la qualità in panchina. Di talento, davanti, ce ne sarebbe in abbondanza. Ma Totti, nervoso, non gira. Idem Osvaldo, bocciato da Joe: “E’ sempre il solito. Quando non è in giornata giochiamo in dieci”. La furia della nebbia s’impossessa del match. C’è la Roma con Lamela, De Rossi e Destro per Pjanic, Bradley e Totti. C’è il Chievo col vecchio Pellissier al posto dell’impalpabile Paloschi. E c’è lui, Bergonzi, con i suoi consueti pasticci. Dopo un rigore negato al Capitano (fallo di Dainelli), è Balzaretti, a 4′ dalla fine, ad essere brutalmente falciato in area da Guana. Niente rigore. Sul ribaltamento di fronte, Pellissier scatta in posizione regolare (?), salta Goicoechea e segna a porta vuota. “Pellissier?? Come al solito resuscitiamo i morti…”, recita Marco, sconsolato come tutti noi.

 

Si chiude “quasi” in dieci, con Marquinhos infortunato e De Rossi retrocesso in difesa. Il fischio finale è un duro colpo alle nostre ambizioni. Furiosi, con l’arbitro, sia Vale (“Rigore netto su Balzaretti, gol di Pellissier un minuto dopo. Bergonzi vergogna!”) che Giulio (“Bergonzi invasato e incompetente, ma squadra senza palle”). Franco preferisce spostare il mirino sulla squadra: “Zero carattere. Con pioggia o nebbia spariamo dal campo. La Juve ste partite le vince sbadigliando, noi non siamo ancora una grande squadra”. Ed è la verità. Lasciamo Verona con amarezza e rimpianti. Per passare un buon Natale, ora, non resta che asfaltare il Diavolo tra sei giorni. E spedire in archivio un 2012 complicatissimo.

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