Zeman: “Alla Roma ho fatto un grande lavoro”

“Cerco un posto dove fare buon calcio, dove ci sia il rispetto dei ruoli, delle regole e una gestione corretta della società”

di Redazione, @forzaroma

Zdenek Zeman ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport nella quale ha parlato anche della sua passata esperienza alla Roma. Queste le sue parole:

 

Zeman, a 68 anni stupisce ancora: Lugano. Ma dopo le esperienze di Roma e Cagliari, non le è passata la voglia di allenare?
“No, non mi è passata. Anche se negli ultimi anni ho trovato grosse difficoltà nel fare calcio secondo le mie idee e ho avuto problemi sia con le dirigenze che con alcuni giocatori. Eppure penso alla Roma di aver fatto un grande lavoro, valorizzando giocatori come Florenzi, Marquinhos, Lamela, Romagnoli, e facendo rendere Osvaldo come mai prima e dopo”.

 

I suoi detrattori vedono Lugano come un esilio: non ha ricevuto offerte dall’Italia?
“Soltanto un mese fa avevo dato la parola al presidente Sebastiani, che insisteva per riportarmi al Pescara. E ho rifiutato di parlare con altre quattro squadre che mi volevano offrire la panchina”.

 

Ad ascoltare altre proposte non si fa peccato.
Quando do la mia parola per me vale come una firma. Non è la prima volta che chi ho davanti ragiona in maniera differente. Ne resto deluso, ma non per questo cambio modo di agire. Ancora fino a martedì scorso Sebastiani mi ha ripetuto: lei è il nuovo tecnico. Poi ha cominciato ad elogiare il lavoro di Oddo, quindi non ha risposto più al telefono e alla fine mi ha fatto arrivare una proposta indecente…”.

 

Cosa cerca a Lugano: un’isola felice?
“Cerco un posto dove fare buon calcio, dove ci sia il rispetto dei ruoli, delle regole e una gestione corretta della società. Le premesse ci sono, voglia ed entusiasmo sono le stesse di vent’anni fa”.

 

Però rispetto alle denunce del 1998 sembra una pena del contrappasso: è finito nella patria degli uffici finanziari…
“Ma la gente non si lamenta delle banche svizzere, si lamenta di quelle italiane (sorride, ndr). Il problema non sono le banche in sé. Lo diventano se gestiscono più club”.

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