Zeman non arretra «Roma, seguimi»

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport-M.Cecchini) Il clima che si respira a Trigoria è sintetizzato da un particolare: l’unica domanda sul Parma arriva quando Zdenek Zeman si è già alzato per andare via. Il borbottio boemo a quel punto partorisce un: «Avversario pericoloso, gioca un calcio gradevole». Quanto basta, forse, per attivare la taumaturgia di Totti (assediato alla stazione Termini da una fan giapponese) che vede nella squadra emiliana la vittima preferita, avendola «punita» 15 volte in 29 partite di Serie A (più una volta in Coppa). Ma stavolta non è il Parma il soggetto dei quesiti, bensì Zeman e il suo calcio, che assomiglia un po’ alla definizione che Vitaliano Brancati dava del «dongiovannismo», ovvero che il piacere è sempre nel passato o nel futuro, mai nel presente.

Idee & Difesa «La società non mi ha mai detto che vacillo — dice il boemo —. La crescita non si è azzerata. Le mie idee prevedibili? Contro l’Udinese dopo la prima mezz’ora potevamo stare 4-0 tanto sono prevedibili… Compromessi? Se mi arrivano richieste ragionevoli si può sempre parlare, ma io ho le mie convinzioni e finché non mi convince qualcuno che sono sbagliate continuo con le mie». E a chi sottolinea come, da Luis Enrique a lui, i risultati non siano cambiati, Zeman (il cui voto in pagella lunedì è stato viziato da un refuso: era 5 e non 6, ndr) replica così: «Purtroppo abbiamo buttato 6 punti contro Bologna e Udinese, con quei punti non si diceva così. Il problema è tattico: dovremmo giocare un calcio diverso da quello che i calciatori hanno giocato prima. I difensori ancora non hanno fatto un gruppo che collabora perché sono tutti nuovi. È normale che sia io il responsabile, ma sono più errori individuali che di squadra».

Carta & Realtà Il boemo non accetta alibi. «Credo al terzo posto. Juve esclusa abbiamo dimostrato di giocarcela con tutti. La rosa mi soddisfa, tutti i giocatori sono adatti a me, ma devono fare ciò che dico io». Le gerarchie però sono cambiate: alcuni titolari d’inizio stagione sono evaporati (Burdisso, Pjanic e Destro), mentre altri sono stati spostati (De Rossi): perché? «La prima Roma era stata fatta sulla carta, poi si deve fare sul campo. Io lavoro per la Roma, non contro la Roma, ma le gerarchie si possono cambiare». E infatti in assenza del pupillo Tachtsidis (la cui squalifica in qualche blog romanista è stata salutata con soddisfazione) il regista lo farà Bradley e non De Rossi («negli ultimi anni lo ha sempre fatto Pizarro, lui ha giocato da intermedio»). I saluti boemi sono per Sky, «rea» domenica di non aver fatto vedere lo sputo «giusto» di Armero a Tachtsidis. «Stranamente abbiamo visto a ripetizione il secondo sputo, per terra, che non c’entrava niente. Io ero a mezzo metro e quindi lo so e l’ho visto: lo sputo che hanno fatto vedere e ha scagionato Armero era il secondo e non contava niente, il primo invece era indirizzato a Tachtsidis». La (nuova) polemica è servita. Si attendono repliche.

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