“Vola tedesco vola”, i 60 anni di Voeller. Quella volta che Renato Zero cantò per lui

Non è stato l’attaccante che ha segnato di più, né quello di alcuno scudetto. Eppure Rudi è amatissimo dai romanisti

di Redazione, @forzaroma

Si prese il cuore, non si prese i trofei. Almeno quelli che contavano davvero. Rudi Voeller, per i tifosi della Roma, soprattutto gli over 40, non è solo uno degli attaccanti più forti della storia giallorossa, scrive Chiara Zucchelli su La Gazzetta dello Sport.

Per i romanisti il tedesco che vola, e che domani compie 60 anni, è un pezzo di storia. Non è stato l’attaccante che ha segnato di più, non è stato il più forte ad indossare la maglia numero 9, non è stato il bomber di alcuno scudetto. Eppure, nonostante tutti i nonostante del mondo, Voeller è amatissimo dai romanisti.

Daniele De Rossi da piccolo si fece cucire il nove dietro una maglia in suo onore, mentre Franco Baldini, quando dopo appena 25 giorni da allenatore (era il 2004) lo vide scappare a gambe levate da Trigoria, lo definì “una persona rara, pulita dentro”. Prima di salutare tutti, aveva fatto in tempo a rimandare Cassano a casa prima di una gara di Champions. E all’epoca Antonio, nello spogliatoio, non era uno qualsiasi. Ma Rudi neppure. I romanisti hanno dimenticato in fretta quella parentesi poco felice in panchina.

Per loro Voeller è e sarà sempre quello del gol in un derby al Flaminio, quello di un coro della Curva Sud sulle note de “La Notte Vola” di Lorella Cuccarini, quello che quando vinse la Coppa col Marsiglia pensò ai suoi ex tifosi in diretta tv, quello che nel 1991 consegnò la coppa Italia nelle mani di Flora Viola e nello stesso anno piangeva, come tutti, per la coppa Uefa sfumata contro l’Inter.
Con la Roma ha segnato 45 gol in campionato, con la nazionale tedesca 47 in 90 partite, diventando campione del Mondo all’Olimpico, nel suo stadio.

Nel 1990, quando festeggiò i 30 anni, era a Roma e i compagni, come regalo, gli fecero trovare Renato Zero che cantava solo per lui. Erano i giorni in cui Mariella Nava scriveva per Renato “Spalle al muro”: “Vecchio, diranno che sei vecchio…“. Per i romanisti, però, Rudi Voeller non sarà mai vecchio.

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