Una svolta coraggiosa che certifica ambizioni

La decisione di non convocare Nainggolan non è stata semplice, ma lo spirito vincente da creare si forma anche attraverso gesti esemplari

di Redazione, @forzaroma

La non convocazione di Nainggolan per la difficile gara con l’Atalanta è un punto di svolta per la Roma. La decisione merita un plauso che deve prescindere dall’esito del match, perché certifica che ci sono dei principi più importanti del contingente e per cui vale la pena di rischiare l’impopolarità, scrive Massimo Cecchini su “La Gazzetta dello Sport“.

Il video (postato da lui stesso) in cui Nainggolan beve, fuma e bestemmia, è parso a molti (ma non a tutti) un mix tra poca professionalità, autocompiacimento e senso d’impunità, difficile da tollerare per chi paga lo stipendio (il club) e per chi deve dire ad altri di stare fuori (il tecnico). La decisione non è stata semplice, ma lo spirito vincente da creare si forma anche attraverso gesti esemplari. E non era un caso che Monchi ieri abbia assistito alla conferenza, come per dare forza a Di Francesco. D’altronde, è noto come Nainggolan sia recidivo in fatto di trasgressioni che in passato altri allenatori avevano tollerato. Ora la musica è cambiata.

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