Totti fa a pezzi la Roma: “Mi dimetto, ma avrei preferito morire. Pugnalato, mai più con questa proprietà”

Totti fa a pezzi la Roma: “Mi dimetto, ma avrei preferito morire. Pugnalato, mai più con questa proprietà”

Un’ora e mezza senza freni: “Non hanno mantenuto le promesse. Volevano togliere i romani, ci sono riusciti. Baldini? Non c’è stato rapporto e non ci sarà”

di Redazione, @forzaroma

Trent’anni di Roma che finiscono così, con un terremoto. Proprio nel 18° anniversario del 3° scudetto giallorosso Francesco Totti annuncia il proprio addio al club del suo cuore, picconandolo fino alle fondamenta con una sincerità disarmante. L’attesa, d’altronde, portava proprio in quella direzione, visto la location (Salone d’Onore del Coni) e la ribalta mediatica (dirette tv e internet, con oltre duecento giornalisti accreditati). La valanga – durata oltre 70 minuti – comincia così. “Alle 12.41 del 17 giugno ho mandato una mail al Ceo, Guido Fienga, in cui ho scritto frasi inimmaginabili, perché ho dato le mie dimissioni dalla Roma. Avrei preferito morire”. Pallotta e la romanità Il presidente Pallotta non viene attaccato frontalmente, ma per la gestione. “Non sputo nel piatto dove ho mangiato, ma di promesse ne sono state fatte tante e alla fine non sono mai state mantenute. Togliere i romani dalla Roma è sempre stato un pensiero fisso di alcune persone, e questo è diventato realtà perché alla fine sono riusciti ad ottenere quello che volevano. Da 8 anni a questa parte, da quando sono entrati gli americani, hanno cercato in tutti i modi di metterci da parte. Pallotta tante cose non le sa, a Boston arriverà un 10% della verità. Nell’ultima settimana ha cercato in tutti i modi di trattenermi, ma in due anni non l’ho mai sentito” riporta La Gazzetta dello Sport.

Della dirigenza Totti ha belle parole solo per Fienga. Quasi tutti gli altri li devasta. “Il rapporto con Franco Baldini non c’è mai stato e mai ci sarà. Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io. Nella società ci sono troppe persone che mettono bocca su tante cose e fanno casini. L’ultima parola spettava sempre laggiù, a Londra, quindi era inutile fare o dire ciò che pensavi. Non tornerei con questa proprietà anche senza Baldini. I tifosi alcune cose non le sanno. Qualche dirigente che è contento delle sconfitte è la realtà. Non farò mai i nomi, neanche sotto tortura, ma è così”.

I nomi degli allenatori che ha contattato. “Solo uno: Conte. Tutti gli altri sono solo invenzioni. Se fosse venuto sarei rimasto”. Su Di Francesco. “Aveva chiesto 4-5 giocatori e sapete quanti gliene hanno comperati? Zero”. Il futuro potrebbe essere diverso. “Quando un’altra proprietà punterà forte su di me, io sarò sempre pronto. Ci sono tante persone che vorrebbero fare investimenti, ma finché non vedo nero su bianco non ci credo. Però posso dire che la Roma è stimata anche in altre parti del mondo, tutti la vorrebbero prendere. Per tornare serve un’altra proprietà”.

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