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Tutte le strade, è proprio il caso di dirlo, portano a Totti. E la domanda, anzi le domande, che molti si fanno sono sbagliate in partenza: ma perché i Friedkin hanno deciso di riportarlo nella società giallorossa? E perché, dopo esserne uscito, lui stavolta è pronto a rientrare? Non è a questo che bisogna rispondere, perché - piuttosto - viene da chiedersi come sia possibile che il più grande calciatore della storia della Roma - 25 stagioni, 786 presenze, 307 gol - non sia già lì. Perché nessuno più di lui rappresenta, incarna, il senso di appartenenza. Dopo un'esperienza bruscamente interrotta con Daniele De Rossi - anche a causa di malintesi e interferenze - proprio i Friedkin hanno riscoperto e stanno riscoprendo il valore delle radici, naturalmente in parallelo con le competenze, scrive Alessandro Vocalelli su La Gazzetta dello Sport. Così un anno e mezzo fa è toccato a Claudio Ranieri, che aveva deciso di smettere con la panchina e solo per il giallorosso ha accettato di mettersi di nuovo in discussio-ne. Un atto d'amore consolidato pochi mesi fa: perché è stata forte la tentazione di dire sì alla chiamata della Nazionale, per poi rinunciare e continuare ad accomodarsi in tribuna. Dopo aver consigliato Gasperini e prima di riannodare un vecchio discorso proprio con Francesco Totti, il "suo" calciatore, il "suo" capitano. Avreste dovuto vederli, nel settembre del 2018 all'interno del Colosseo, ridere, scherzare, darsi di gomito alla presentazione dell'autobiografia di Francesco. Quando erano entrambi semplicemente e straordinariamente tifosi.
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