Strootman: “Vincere con la Roma è difficile”

Il centrocampista: “Qui non è il Napoli o la Juve. Resto? Magari vogliono i soldi…”

di Redazione, @forzaroma

C’è una società che fa una fatica matta – l’ultimo a metterci la faccia è stato due giorni fa il d.s. Monchi, in diretta tv – per spiegare le proprie strategie, per ragionare intorno ai principi di un fair play finanziario che vale per tutti. Vale all’estero, in Italia anche per la Juventus, anche a Torino cedono i giocatori: quante volte i dirigenti della Roma hanno ripetuto questo concetto. Ecco, di là invece c’è un calciatore, Strootman, che racconta: “Monchi parla di progetto vincente? Per la Roma è difficile, non è un club che compra solamente i giocatori – ha spiegato l’olandese a Sky –. Ogni tanto la società deve cedere, in questo non siamo come Napoli e Juventus che non devono vendere per forza. Noi invece abbiamo perso Salah, Rudiger, Paredes, Pjanic e Benatia. Certo, ho fiducia in Monchi e Pallotta, hanno sempre costruito squadre forti e anche in futuro sarà così. Ma qui è una cosa diversa rispetto ad altri club in Italia”.

Le voci su Nainggolan prima e Dzeko poi hanno complicato la vita alla squadra, questo lo ha fatto capire lo stesso Di Francesco. E allora che poi Strootman abbia dubbi sul proprio futuro, in fondo, passa anche in secondo piano: “Ho rinnovato (fino al 2022, ndr ) per restare qui a lungo, ho profonda riconoscenza verso un club che mi ha aspettato dopo tre operazioni. La clausola da 45 milioni? Nel calcio non si sa mai, forse la Roma preferirebbe i soldi alla mia permanenza, oppure un altro giocatore: non si può sapere”.

L’olandese non vive una stagione felice, il rendimento rispetto alla scorsa stagione è sceso. Come quello della Roma tutta: “Napoli e Juventus sono più forti di noi, questo è sicuro – ancora il centrocampista ex Psv –. Peccato non essere rimasti in scia, noi non siamo competitivi per lottare con loro. Ma una squadra come la Roma deve giocare la Champions League. Puntiamo al terzo posto, altrimenti andrà bene anche il quarto”.

(D. Stoppini)

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