Stadio, l’ultimo nodo sono le opere pubbliche

La Raggi: “Abbiamo rivisto il progetto in senso sostenibile. Ora è una questione di uffici”

di Redazione, @forzaroma

Il giallo della vicenda del progetto Stadio della Roma è quasi ai titoli di coda, scrive Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport, ma tutto può ancora succedere.

Ieri a spargere ottimismo ci ha pensato addirittura Virginia Raggi. “Il nostro giudizio politico lo abbiamo dato – ha detto a Radio Radio – . Abbiamo rivisto il progetto in senso sostenibile. Ora è una questione di uffici. Sia i nostri che quelli della Roma stanno lavorando per cui non appena finiranno di mettersi d’accordo sulle opere pubbliche, si potrà partire“.

Il problema è che il nodo è proprio questo, le opere pubbliche, ovvero la loro contestualità. Lo stato dell’arte è arrivato fin qui: il 10 luglio i proponenti hanno inviato alla presidenza della Conferenza dei Servizi una richiesta interpretativa legata al nodo della contestualità fra opere pubbliche e l’apertura del nuovo impianto. La risposta per legge deve arrivare entro 30 giorni ed è ancora possibile, ma non è escluso che possa scavallare agosto. A questo punto, non sarebbe neppure la fine del mondo.

Una cosa è sicura: la pazienza di Pallotta e del suo staff Usa, incardinato su Bob Nidam, è vicina all’esaurimento. Per questo qualora le cose non virassero per il verso giusto, la possibilità della causa è sempre più concreta.

Esiti? Misteriosi, perché quello della Roma è davvero un progetto pilota in molti sensi e, a meno che il Consiglio comunale non tornasse esplicitamente sui suoi passi bocciando la Convenzione o la Variante al Piano Regolatore, il verdetto non è scritto in nessun senso.

Resta sullo sfondo il Piano B rappresentato da Fiumicino, una cui parte però sarebbe su terreni privati da acquistare. Con tempi non proprio ristretti.

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