Settore giovanile, arriva la rivoluzione

Settore giovanile, arriva la rivoluzione

Roma, investimenti a 12 milioni e tetto ingaggi a 70 mila: tre anni per cambiare rotta

di Redazione, @forzaroma

La scena se l’è presa tutta Morgan De Sanctis. Era il giorno della presentazione di Kalinic, ma accanto a lui il braccio destro del direttore sportivo Petrachi, con delega al settore giovanile, ha catturato l’attenzione per le parole nette – nettissime – dette sul vivaio: “Non abbiamo mai pensato di privarci di Riccardi, Bouah, Celar o Calafiori. La Roma se li tiene, i suoi prospetti importanti, cercando però di fargli fare il percorso giusto”. E qui, l’ex portiere, va giù duro, scrive Chiara Zucchelli su “La Gazzetta dello Sport”: “Chi è romano e romanista lo deve dimostrare nei fatti. Per questo si parlerà di parametri e concetti etici e morali rigorosi. La direzione – ha aggiunto De Sanctisè quella di fare in modo che i ragazzi che fanno parte della Primavera mantengano un livello alto con un nuovo parametro di stipendi. Da ora in poi, quando le ambizioni supereranno i parametri, che sono già molto alti, la Roma farà altre scelte”.

L’obiettivo di De Sanctis, in tandem con Petrachi e con Massimo Tarantino, responsabile del vivaio, è far sì che entro tre anni i costi del settore giovanile si riducano notevolmente, senza però perdere qualità. Oggi alla Roma le spese complessive per i giovani ammontano a circa 12-13 milioni – soldi ritenuti virtuosi in ottica fair play finanziario -, ma la sola Primavera pesa sul bilancio come cinque squadre di Lega Pro. Il tetto massimo per i giocatori è già sceso a 500 mila euro, ma col tempo sarà di 70 mila euro. Stesso discorso per quanto riguarda i bonus: oggi i baby calciatori, e soprattutto i loro agenti, ragionano su un discorso di parte fissa e premi, che a Trigoria vogliono eliminare.

Oltre ad una motivazione economica, c’è anche un ragionamento tecnico e sportivo: mandare un calciatore a fare esperienza in B o in Lega Pro è più semplice se lo stipendio non è fuori portata. Se la Roma, in futuro, non dovesse più contribuire al pagamento dell’ingaggio, potrebbe investire quei soldi in premi di valorizzazione per le società e i ragazzi avrebbero più certezze di giocare.

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