Serie A, c’è una politica che spinge per il sì. Che fare in caso di positività? Idea centro-sud

Salvini: “Se Milan e Inter giocassero a Reggio Calabria non sarebbe un problema”. Renzi: “Spadafora non è il padrone del calcio”. Slitta il confronto sul protocollo. Pure Conte analizza i danni di uno stop definitivo

di Redazione, @forzaroma

Il partito della ripartenza del calcio si allarga. Anche l’opposizione si ribella all’ipotesi di staccare la spina, mentre Matteo Renzi chiede di parlarne in Parlamento: “Spadafora come si permette di dire che non se ne parla? Può dire la sua opinione, ma non è il padrone del calcio!”. L’altro Matteo, Salvini, apre invece all’ipotesi di partite solo nel centro-sud per poter limitare i rischi di contagio: “Non sarebbe un problema se Milan e Inter giocassero fuori dalla Lombardia. Poi non sono la proprietà delle società, ma se si gioca a Reggio Calabria invece che a Milano non sarebbe un problema”.

Dunque si torna a discutere dell’ipotesi di allenarsi e giocare solo nei territori dove il rischio dei contagi (si spera) possa essere molto limitato, scrive Valerio Piccioni su “La Gazzetta dello Sport”. Fino a qualche tempo fa, la prospettiva era stata scartata per la sua complessità logistica (le squadre del nord non dovrebbero solo giocare in altri stadi, ma anche trovare un nuovo centro di allenamento dove realizzare il «gruppo squadra»). Ma si pone sempre il tema di ridurre il più possibile il rischio, coscienti che una positività potrebbe stoppare tutta l’operazione ripartenza.

Sul tema della salute nel Comitato tecnico-scientifico, c’è poco da fare, la contrarietà (anche se non unanime) sulla ripartenza del calcio è chiara. Il rischio della positività in corsa, con conseguente messa in quarantena dell’intera squadra e inevitabile stop al campionato, è una montagna per ora impossibile da spostare.

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