Roma, rivoluzione Friedkin: patto con l’Uefa per investire

Roma, rivoluzione Friedkin: patto con l’Uefa per investire

Il club giallorosso potrebbe essere il primo in Italia ad accedere al “voluntary agreement”. Cambi ai vertici: Petrachi in uscita

di Redazione, @forzaroma

Per tanti motivi l’arrivo di Dan Friedkin si sta caricando di nuove aspettative, come se dovesse essere lui a «rimettere la chiesa al centro del villaggio» (copyright Rudi Garcia), per dimenticare l’ultima fase della gestione Pallotta, scrive Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport.

L’impressione, infatti, è che la gestione Friedkin sarà nel segno di una rivoluzione, sia pur graduale. Ma prima occorre rispettare i tempi tecnici della trattativa. Per intenderci, nel 2011, quando il club giallorosso passò dalla gestione Unicredit (che l’aveva di fatto sottratta alla famiglia Sensi per via dei debiti della controllante Italpetroli) a quella della cordata Usa guidata da Tom DiBenedetto, l’accordo fu trovato ad aprile, ma il “closing” arrivò ad agosto.

Così, tornando al presente, è virtualmente terminata la “due diligence” sulle 12 società che compongono la galassia As Roma. Adesso, presto sarà convocato il «board» del «Friedkin Group» per l’assenso all’acquisto, con relativo placet all’offerta vincolante. A quel punto, se Pallotta accetterà, si apporranno le firme sui contratti preliminari (signing») – tra fine febbraio e primi di marzo – e partirà l’Opa in Borsa. Insomma, se tutto andrà per il verso giusto – la valutazione del club, a fine 2019, è stata trovata intorno ai 780 milioni, debiti e ricapitalizzazione in corso compresi – il passaggio di proprietà («closing») avverrà a fine stagione, anche se con una possibile limatura di prezzo qualora non arrivasse la Champions.

La famiglia Friedkin – che avrà nel figlio Ryan l’uomo operativo nella Capitale – studierà le possibilità Uefa. La Roma, infatti, potrebbe essere il primo club italiano ad accedere al “voluntary agreement” concesso ai nuovi proprietari per investire più del lecito. Ovvero, invece di poter sforare di soli 30 milioni in un triennio (fatte salve le spese su infrastrutture e vivaio), si potrà andare oltre, tenendo però conto dell’investitore (la sua solvibilità), del fatturato di partenza e del piano di rientro, la cui tempistica è da modulare.

Uno sviluppo così porterà a una ristrutturazione e, tra i nomi, si fa anche quello di Umberto Gandini, ex a.d. Se il destino di Fonseca è legato ai risultati, quello in bilico è Petrachi, di cui si parla di rescissione anche se a Trigoria smentiscono.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy