Roma, non far l’isterica stavolta

Difficile dire quale peccato capitale pesi di più su Trigoria, se l’avarizia dello sforzo, la superbia della tecnica o l’accidia negli allenamenti

di Redazione, @forzaroma

Il fatto che lo scudetto manchi alla capitale dalla doppietta 2000-2001 malgrado le molte formazioni valide allestite negli ultimi quindici anni esce fuori da un’analisi di Paolo Condò oggi su La Gazzetta dello Sport “Quando una formazione romana viaggia nelle zone alte della classifica, l’obiezione portata a frenarne le ambizioni è sempre la stessa: bella squadra, ma difficilmente basterà per vincere lo scudetto perché Roma è un ambiente terribile.  Nasce il sospetto che ormai «vincere a Roma è quasi impossibile» sia la profezia che si autoavvera proprio perché è stata pronunciata: nel senso che alle prime avversità l’ambiente salta in aria convinto che la squadra non sappia reggere la sua impazienza. Il classico cortocircuito”.

Nel volgere di una settimana la Roma – che pure era uscita in modo brillante dalla chicane Bayer-derby – ha bruciato buona parte della credibilità accumulata. Ma siccome non se l’è ancora giocata tutta, visto che in campionato dista dalla vetta quattro punti soltanto e la qualificazione in Champions resta vicina malgrado la bastonata del Camp Nou, l’idea di tirare giù la serranda sulla stagione per scriverci sopra ogni tipo di insulto pare almeno prematura. Roma ha una storia millenaria, ma ciò non autorizza la sua gente a saltare subito alle conclusioni col proverbiale cinismo: se vi dicono che concorrete a creare un ambiente terribile, provate ad abbassare le temperatura anziché portare a mille il micro-onde gongolando per quanto siete implacabili.
Ecco, l’abbiamo scritto ma i giocatori lo dimentichino subito, perché i loro guai nascono al momento di gestire un risultato, dal vantaggio di Bologna – su un campo impossibile, okay, ma comunque eri avanti – alla serata di Barcellona depotenziata dal pari pomeridiano di Bate-Bayer. Difficile dire quale peccato capitale pesi di più su Trigoria, se l’avarizia dello sforzo, la superbia della tecnica o l’accidia negli allenamenti. Di certo nelle prossime tre gare quel che può salvare la Roma è un altro dei sette vizi: perché se i tuoi tifosi ti danno del coniglio portandoti le carote, gli avversari dovrebbero temere la tua ira”.

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