Roma, De Sanctis: “Scudetto? Mancano 17 gare… Gervinho super”

di finconsadmin

 (Gazzetta.it)  Il weekend perfetto. Delle prime cinque in classifica, ha vinto solo la Roma, e sul campo di un Verona che, fino al pareggio di sabato del Napoli contro il Chievo, aveva da solo il terzo miglior rendimento interno del campionato (24 punti), dietro quelli di Juventus (30) e Roma (29). Otto punti di distacco diventati sei dalla Juventus, quattro diventati sei dal Napoli. Quello di “tornare in Europa” era l’obiettivo che si era posto Garcia, e che ha continuato a sbandierare fino a qualche settimana fa. I punti di vantaggio sul sesto posto (diventati 18), però, a Trigoria hanno fatto rivedere i piani. La Roma, ora, allo scudetto ci crede eccome, nonostante “il destino non sia nei nostri piedi”, come sottolineato dal francese prima di Verona-Roma. Ma pure prima di Lazio-Juve.

 

 

 

 

PANCHINA LUNGA — La sensazione, è che ieri al Bentegodi si sia rivista la Roma delle dieci vittorie consecutive (a Verona, ieri, è arrivata la quinta tra campionato e Coppa Italia, e 3 mesi dopo l’1-0 di Udine si è interrotto il tabù trasferta): quella paziente nel far sfogare l’avversaria prima di infliggerle i colpi letali. E’ successo nel primo tempo, prima del gol di Ljajic, ed è successo anche nella ripresa, dopo il pari di Hallfredsson e prima della prodezza di Gervinho. Ci ha pensato poi Totti, con il discusso rigore concesso da Mazzoleni, a chiudere la partita: un Totti entrato dalla panchina, come Florenzi e Pjanic, titolari indiscussi della prima parte della stagione e ora coinvolti in un turnover che fa della Roma una squadra finalmente con la panchina lunga e assortita. Mancava anche Bastos (dovrebbe essere tra i convocati per Roma-Parma di domenica), e manca ancora un centrale difensivo che arriverà dal mercato: Sabatini, che tra oggi e domani sarà nuovamente a Milano, ha in mano Heitinga, e può chiudere con l’olandese dell’Everton.

 

 

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