Il ribaltone di Pallotta: Roma tutta made in Usa

Presto, infatti, la Roma sarà tutta a stelle e strisce, di proprietà americana al 100%. Sullo Stadio Parnasi deve garantire alcune modifiche al progetto per avere l’avallo alle cubature aggiuntive richieste per l’equilibrio economico.

di finconsadmin

C’è chi dice che accadrà prestissimo, anche prima di Ferragosto. E chi, invece, cita tempi più lunghi, capaci di estendersi fino ad ottobre, quando decadranno le cariche e bisognerà comporre un nuovo Cda.

 

Sta di fatto che le trattative sono sempre più serrate, con gli avvocati che hanno accelerato nell’ultima decina di giorni. Presto, infatti, la Roma sarà tutta a stelle e strisce, di proprietà americana al 100%. Non solo di Pallotta, che resterà ovviamente il padrone di casa, ma tutta Stars&Stripes. 

 

TRE PASSI DELLA BANCA  Unicredit uscirà definitivamente dalla Roma, dopo averla salvata dai debiti della famiglia Sensi (circa 350 milioni di euro): passaggio annunciato da tempo, il terzo di una strategia di dismissione. Il primo passo, in tal senso, si è materializzato un anno fa, quando Pallotta «comprò» il debito di circa 70 milioni che la Roma aveva con UniCredit, derivante dagli accordi di Term Loan e Vendor Loan che As Roma, UniCredit e Roma 2000 sottoscrissero nel 2011. Il secondo fu la mancata partecipazione di Unicredit all’ultimo aumento di capitale da 100 milioni ed il terzo è appunto la cessione delle quote della banca (il 31% di Neep Holding, azionista di maggioranza del 78% della As Roma), strada che consentirà in futuro a Pallotta e soci di avere le mani libere in caso di trattative, ad esempio finanziamenti, con nuovi istituti bancari. 

 


PALLOTTA & FRIENDS  Detto che la Consob ha chiesto alla Roma un comunicato di chiarimento in merito (uscirà domani), c’è da domandarsi: a chi andrà quel 31% di UniCredit? Qualcuno dice direttamente a Pallotta, che poi provvederà a girarlo a investitori americani pronti ad affiancarlo. Qualcun altro, invece, sostiene con maggior peso che il passaggio sarà diretto ed avverrà probabilmente con la Starwood, colosso americano che a marzo ha già messo un piede (e un suo uomo, Zsolt Kohalmi) nella AS Roma SPV LLC (la controllante di Neep). Un altro, poi, che potrebbe prelevare parte del pacchetto azionario è l’ultimo arrivato, Stanley Phillip Gold, il Ceo della Shamrock Holdings, l’azienda di investimento fondata da Roy Disney con cui Gold ha movimentato oltre due bilioni di dollari in Israele. Sta di fatto che UniCredit valuta quel 31% circa 50 milioni ed è disposta ad accettare anche un pagamento rateizzato. Considerando che quel 31% di fatto vale il 20% totale della Roma, vorrebbe dire valutare il club circa 250 milioni. E visto che l’a.d. di Unicredit, Paolo Fiorentino, è in ferie in un’isola del Mediterraneo, e Pallotta in una dell’Oceano Pacifico, a lavorarci su sono i rispettivi avvocati: lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli (nello specifico Roberto Cappelli) e lo studio Tonucci (dove lavorava il d.g. giallorosso Mauro Baldissoni). Con tanto di addio al magnate cinese Chen Feng. 

 

STADIO Intanto ieri Luca Parnasi (l’imprenditore che dovrà costruire lo stadio a Tor di Valle) è partito per le vacanze da Fiumicino. A un amico, al check-in, ha confidato: «Per lo stadio ci siamo», salvo poi rispondere con una smorfia quando gli veniva chiesto «Allora va bene?». Parnasi deve garantire alcune modifiche al progetto per avere l’avallo alle cubature aggiuntive richieste per l’equilibrio economico. «Vogliamo garantire uno stadio sempre aperto e un equilibrio finanziario — ha detto il Ceo Italo Zanzi — Pallotta? Ha visto nel club una grande opportunità. Sta cercando di riportarla al suo livello, se non oltre». Se la Roma Stars&Stripes sarà tutta sua o no, conta relativamente. Lui resterà comunque il comandante della nave.

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