Quando la super sfida era un derby per Mazzarri

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – A.Elefante) Oggi Walter Mazzarri è seduto sulla panchina che molto desiderava e per questo ha scelto, ma c’è stato un tempo in cui le indiscrezioni sul suo futuro viaggiavano sulla tratta Milano-Roma, e più veloci di un Frecciarossa. Un tempo lungo almeno due-tre settimane, se non di più. Indiscrezioni non puramente virtuali, non chiacchiericci di mercato nati da sondaggi fatti tanto per : erano echi di interessamenti e iniziative concreti. Perché l’Inter-Roma che si giocherà sabato sera è stata una partita, diciamo pure un derby, anche per avere Mazzarri in panchina.

 

 

UN DEJA VU  Un derby alla fine deciso dall’arbitro, ovvero da lui, che dopo aver camminato per un po’ sospeso su una realtà non ancora chiara, si è ritrovato a vivere un deja vu : la possibilità di scegliere fra varie ipotesi, in virtù di un credito acquisito grazie ai risultati precedenti. La possibilità di decidere cosa fare, non di accettare di accontentarsi. Gli era già successo ai tempi di mettersi alla guida della Reggina (il Livorno non voleva mollarlo e lo aveva cercato il Chievo), della Sampdoria (quell’anno c’era la fila, ma il club blucerchiato lo affascinava fin da bambino), del Napoli (preso in corsa, ma quella di fermarsi era stata una scelta dichiarata, proprio in attesa di un salto di qualità).

 
L’OFFERTA DI SABATINI  Mazzarri sognava l’Inter da tempo, e questo non lo ha mai nascosto: una frontiera che lo affascinava, almeno quanto la voglia di sfidare se stesso, per verificarsi alla guida di una delle grandi storiche del calcio italiano. Si sentiva pronto da un po’, aspettava l’occasione giusta. Ma la Roma non era stata un’alternativa qualunque: a Mazzarri aveva fatto una corte serrata e non nascosta, e le presenze a Trigoria dell’avvocato Bozzo e i suoi ripetuti confronti con il d.s. giallorosso Sabatini erano lì a testimoniarlo; a Mazzarri aveva prospettato un progetto tecnico affascinante, e in giorni in cui i vari Lamela, Osvaldo e Marquinhos erano introiti potenziali, ma non ancora messi già in conto; a Mazzarri offriva un contratto economicamente anche più allettante di quello poi firmato con l’Inter . 

 

 
SFIDE MAI BANALI  C’era da far fatica a concentrarsi solo su Napoli, come Mazzarri desiderava perlomeno fino alla gara con il Siena che significò l’aritmetica certezza della Champions League. Tanto più che l’indebolirsi graduale della posizione di Stramaccioni, successivo alle prime avances della Roma, aveva aperto un nuovo file sul desktop del suo futuro. E forse fu destino che proprio nella settimana che lo conduceva all’ultima sfida alla Roma da tecnico del Napoli, Mazzarri ebbe la possibilità concreta di cominciarsi a sentire davvero l’allenatore dell’Inter. Lo sarebbe diventato di fatto qualche giorno dopo e quel 2-1 per i giallorossi del 19 maggio all’Olimpico fu l’incrocio forse più prevedibile e meno pirotecnico di una storia di faccia a faccia invece mai banali: storia di 2-2 in rimonta, una volta fortemente voluta e una volta subìta; storia di vittorie in trasferta e sconfitte in casa; storia di una Befana festeggiata con un 4-1 con tripletta di Cavani. Fra due giorni si ricomincia, ognuno convinto che le sliding doors del destino si siano aperte nel modo giusto: la Roma si gode Garcia, Mazzarri si gode l’Inter e vediamo sabato sera chi godrà per ultimo . 

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