Predestinato, umile, geniale: tutti i cucchiai di re Francesco

Nei giorni in cui si sta consumando l’addio tra Totti e la Roma che scende in campo, ci rendiamo conto che il capitano giallorosso ha meritato la sua maglia quasi sotto tutti i punti di vista

di Redazione, @forzaroma

I 24 anni che sono trascorsi dal suo esordio nella Roma hanno raccontato storie così piene di fantasia (anche) extra-calcistica da averlo reso imprevedibile e proprio per questo unico. A cominciare dai primi passi.

Che fosse un predestinato lo avevano capito tutti. Il (dolce) problema è che la voce si era sparsa anche fuori dal Grande Raccordo Anulare e così un giorno bussarono alla porta di casa alcuni funzionari del Milan. “Avevo 13 anni e qui soldi ci avrebbero fatto comodo – racconta Francesco – ma la mia famiglia disse di no. Fu una scelta non facile, però il cuore mi portava da un’altra parte”.

– Totti è innanzitutto un innamorato della sua città, che però può girare solo di notte, quando non c’è nessuno a riconoscerlo. Se gli chiedeste qual è il problema più grande di Roma, vi risponderebbe: «Il traffico». Con un sorriso disarmante.

 Quando Totti batté Van der Sar con un «cucchiaio» dal dischetto, rubò la vetrina del mondo. Chi aveva il coraggio di «scucchiaiare» davanti a un muro arancione al termine di una partita infinita, doveva avere dentro qualcosa di speciale, un gusto per il calcio inimitabile. Da assaporare lentamente.

20020 La Grande Tentazione del Real Madrid restò dentro la testa di Francesco a lungo, soprattutto perché – bilanci alla mano – l’avvenire giallorosso non sembrava roseo. Poi però inviò la cortese risposta: «No, grazie». No grazie al Real, ma anche a tanti titoli, Coppe, forse anche al Pallone d’oro.

–  Il grido, le mani nei capelli, lo stadio che prima ammutoliva e poi ululava la propria rabbia. Totti si era fatto male sule serio. Era il 19 febbraio 2006 e a giugno sarebbe cominciato il Mondiale di Germania. Il recupero? Impossibile. Occorrerebbe un miracolo. Quello che si materializzò nei cento giorni post-operatori grazie a ore e ore di lavoro quotidiano.

– E c’era pure qualche mese più tardi: nel gesto tecnico del 26 novembre 2006, tiro al volo contro la Samp da posizione impossibile che fece venire giù Marassi, c’è tutta la lucida follia di un campione mai banale. Francesco l’ha sempre eletto tra i suoi gol più belli: lì dentro c’è racchiuso tutto e di più, potenza, precisione, coordinazione, immaginazione perché il genio è solo immaginarla, una traiettoria così.

Fortunato chi ha potuto giocarci vicino, chi ha potuto viverlo fianco a fianco, Francesco. «Questo è calcio, che fenomeno», ha detto di lui Lionel Messi. «È il più forte che abbia mai visto in vita mia», è stata la firma di Diego Armando Maradona. «È il Pelé italiano», disse del capitano O Rey. L’elenco sarebbe lungo, ma cosa aggiungere dopo questi tre giganti?

(M. Cecchini – D. Stoppini)

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