Pjanic di fuga. Micidiale doppietta: il Napoli k.o. La Roma all’8a vittoria vola a +5

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – L.Orlando) La Roma ha trovato uno che facesse Totti, il Napoli non ha trovato uno che facesse Higuain. Pjanic ha firmato i due gol su punizione e dal dischetto, specialità del capitano, uscito al 33’ del primo tempo. Pandev e Insigne si sono divorati due gol assurdi, sullo 0-0, condannando il Napoli che ha osato un malconcio Higuain solo dal 23’ della ripresa. E così, davanti a Maradona, la Roma di Garcia è diventata grande come Platini. Nel senso che otto vittorie iniziali le avevano messe in fila solo la Juve 1985-86 di Michel e quella 1930-31. Il record di un’altra Juve, quella di Capello 2005-06, poi cancellata, è a portata di mano: 9.

 

 

 

CHE NUMERI  Ma fanno ancora più impressione i numeri di campo: i 22 gol segnati e, soprattutto, quel solo subito, che raccontano una squadra quasi perfetta, con una compattezza di qualità in mediana che è il segreto della sua impermeabilità e della forza esplosiva delle sue ripartenze. Oltre a numeri e tattica, c’è un cuore di acciaio di cui il monumentale De Rossi di ieri è il simbolo. La squadra ha attutito senza traumi l’uscita del nume Totti. Ultimo ingrediente: quel pizzico di fortuna che benedice sempre le stagioni d’oro. Graziata due volte dal Napoli, ha colpito al primo tentativo successivo.

 

 

 

NAPOLIA  CRESTA BASSA  Cosa manca al Napoli di questa Roma? Leader come De Rossi, per esempio. Il confronto caratteriale con Hamsik è imbarazzante. In una partita decisiva, lo slovacco, pur ottimo giocatore, ancora una volta si è nascosto. Totti, De Rossi, Pjanic… La Roma è una squadra di capitani, il Napoli no e in notti come queste, perso il carisma di Higuain, si vede e si paga. Come si paga la scelta di non aver investito di più in un difensore di qualità. Uscito Britos, il disastroso Cannavaro ha commesso due errori decisivi. Infine il gioco che resta lodevolmente ambizioso, ma anche tremendamente difficile da sostenere, soprattutto contro mediane di grande densità, se gli esterni, bassi e alti, giocano come ieri, e i poveri Inler e Behrami si trovano a coprire e a impostare da soli contro piedi e teste di qualità come Pjanic, Strootman e De Rossi. La prima sconfitta in campionato non è un dramma, con questa Roma, a patto che insegni la giusta direzione di lavoro.

 

 

 

MESSAGGIO DODO’ La sensazione iniziale è che entrambe le squadre abbiamo anelli deboli nella parte mancina della difesa. Garcia ha preferito il più arrembante Dodò a Torosidis, prendendosi rischi in copertura. Infatti al 4’ e al 32’ il giovane difensore, che quando spiegavano le diagonali a scuola era assente, viene tagliato fuori da due lanci simili che gli passano alle spalle e raggiungono Callejon. Potevano nascere occasioni da codice rosso. Nella stessa zona di campo, potrebbe vedere le streghe Mesto, adattato a vice-Zuniga, se assaltato da Maicon e Florenzi, il capocannoniere della Roma. Ma Dodò, con le sue pecche difensive, è anche un messaggio di coraggio che la squadra raccoglie subito: la Roma infatti parte meglio del Napoli e prende il centro del ring.

 

 

 

LA ROMA SGOMMA  La ciurma di Rafa non va a cacciare la palla lontano da casa, come fa di solito. A San Siro, col Milan, forte di Higuain, entrò in campo con altro fegato. Qui tiene più bassi gli esterni offensivi e si preoccupa di tessere una gabbia per Totti: a turno si alza uno dei centrali difensivi che, con Behrami e Inler, chiude una cella triangolare. Esageratamente assorbiti in compiti di copertura, le due guardie svizzere faticano a far ripartire l’azione, anche perché la Roma fa grande densità nella trequarti avversaria. Questo periodo iniziale di governo frutta una buona occasione che Gervinho spreca (16’).

 

 

 

SPRECO NAPOLI  Il Napoli intuisce che deve rialzare le linee e mettere più pressione quando la Roma inizia a costruire per guadagnare campo. Lo fa a ridosso della mezz’ora approfittando del leggero sbandamento per l’uscita di Totti. La Roma ha perso il «finto nueve», il vero play offensivo. Borriello può rendersi utile di sponda, per imbucare gli incursori (come al 41’ quando arma Florenzi), ma è un’altra cosa. In questo periodo di riassetto, Insigne spalanca la porta a Pandev con una magia al volo che Maradona avrà apprezzato. Grande De Sanctis a ipnotizzare il macedone, imperdonabile Pandev a permetterglielo. Poi il gigantesco De Rossi spazza (35’). Il palo esterno salva De Sanctis al 41’, ma il bravo Insigne, tutto solo, stavolta ha più colpe che meriti. La meravigliosa punizione a giro di Pjanic (49’) è una tassa sullo spreco: 1-0. Chi te la nega una tassa di questi tempi?

 

 

DOPPIO PJANIC L’inizio della ripresa è un urlo rabbioso del Napoli che schiaccia la Roma e la spaventa con Inler e Hamsik (palo esterno). Ma l’ormai proverbiale difesa di Garcia regge e, anche se ha perso il suo migliore contropiedista (Gervinho), cova la ripartenza letale, specialità della casa. La piazza al 25’ quando Cannavaro, che già aveva causato la punizione del vantaggio, abbatte Borriello. Pjanic rifinisce dal dischetto la sua notte di gloria: 2-0. Roma inarrestabile, quasi come Maradona quando era giovane e magro.

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