Personalismi, gaffe, esibizioni muscolari: il Club ha detto basta a Petrachi

Ci saranno possibili strascichi, visto che si dice come il d.s. voglia fare causa per mobbing

di Redazione, @forzaroma

Sembra incredibile come un anno fa il club si sia battuto strenuamente per legarsi – con un contratto triennale da oltre un milione a stagione – con Gianluca Petrachi, scrive Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport.

Intendiamoci, il ruolo di d.s. in senso stretto è stato ricoperto senza disdoro. Ma la Roma è qualcosa di più, ovvero una “media company” con alte esigenze comunicazionali, per le quali il d.s. non è parso adeguato.

Eppure non è stato solo questo a portare allo scontro, con possibili strascichi, visto che si dice come Petrachi voglia fare causa per mobbing. A portare alla dissoluzione del rapporto, infatti, è stato il puntiglio che il d.s. avrebbe mostrato anche negli ultimi giorni, quando gli è stato chiesto di scusarsi col presidente Pallotta – a cui giovedì aveva fatto inviare (non conoscendo l’inglese) un messaggio definito irriguardoso. Ma il dirigente non ha raccolto l’invito, dicendo anzi che era a lui che avrebbero dovuto fare le scuse.

In realtà, a volte lo aveva fatto in modo che la Roma ha giudicato eccessivo. Se erano parse rischiose l’apparizione a fianco di Fienga nel viaggio per conoscere Fonseca (era sotto contratto col Torino) e le parole dure su Dzeko nel giorno dell’insediamento (il bosniaco voleva rispondere, ma fu placato), i meriti che si era attribuito proprio nella trattativa sul rinnovo di Dzeko in tempi “sbagliati”, aveva portato a una indagine federale non gradita. Poi, lo stile non oxfordiana lo ha tradito altre volte, soprattutto nel giorno in cui definì il calcio «uno sport non per signorine» quando invece la Roma mira a diventare uno dei top club nel femminile.

Non sono piaciuti neppure i modi rudi utilizzati a Trigoria, tollerati finché non hanno invaso la sfera di Fonseca. L’irruzione nello spogliatoio durante l’intervallo della partita col Sassuolo ha ghiacciato i rapporti con allenatore e squadra che certo – dopo la sparizione durante il lockdown (stigmatizzata) – non sono migliorati successivamente. L’incauta intervista tv in cui criticava la concentrazione della squadra, infatti, è stato il penultimo anello di una catena troppo pesante da sostenere.

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