Pastore è rinato: classe e leggerezza per esaltare la Roma

Pastore è rinato: classe e leggerezza per esaltare la Roma

Dopo aver incantato per anni, aveva lasciato Parigi depresso ed era finito in panchina pure in giallorosso. Con Fonseca si è scoperto protagonista

di Redazione, @forzaroma

Fa sempre piacere scoprire di non essere del tutto pazzi, ed è questa la sensazione provata l’altra sera ammirando l’assist di Javier Pastore a Justin Kluivert che introduceva il terzo gol della Roma a Udine, scrive Paolo Condò su “La Gazzetta dello Sport”. Una meraviglia concettuale: mentre tutti avrebbero servito piuttosto Nicolò Zaniolo, che rinveniva da solo sulla destra ma con la difesa friulana predisposta a collassare su di lui, il Flaco ha visto la linea di passaggio riservata a chi sa leggere le correnti del centrocampo, e ha dato la palla in verticale all’olandese, facendola scorrere in mezzo a una selva di gambe.

Il Flaco patisce i primi tempi, perché fra Clausura in patria e precampionato in Italia non c’è stacco, e Walter Zenga lo schiera a sinistra come anni dopo faranno a Madrid con Isco. Del resto quello dell’enganche è sempre il primo ruolo a saltare per il bene della solidità di squadra: Javier ce la mette tutta, ma deve attendere l’avvento di Delio Rossi per ritrovare posizione e convinzione. E com’era già successo all’Huracan, di quel Palermo fresco e ruggente Pastore è il leader tecnico. E’ un trattato di estetica applicato al pallone. Veloce, elegante, la testa sempre alta a scrutare le variazioni in tempo reale del paesaggio, la conduzione della palla eseguita con la sicurezza del predestinato. L’anno dopo guida il Palermo a una secca vittoria in casa Juve, 3-1 con primo gol suo, seguito da un gran palo e dal tiro che, ribattuto da Storari, innesca il 2-0 di Ilicic. Ebbene sì, per tutti i feticisti di un certo calcio: Pastore e Ilicic hanno giocato insieme un anno.

Maradona in Nazionale non ha il coraggio di puntare forte su di lui: lo schiera per spezzoni di gara, dice testualmente: “Pastore è un maleducato del calcio perché gioca con la sicurezza di chi ha già quattro Mondiali alle spalle”, mai sentito un complimento così, neanche per Leo. Ma al dunque lo lascia in panchina contro la Germania, salvo giocarselo al 70’, mossa disperata.

Javier a Parigi incanta per un po’, vince scudetti a pacchi, ma alla fragilità fisica che è sempre stata il suo punto debole aggiunge una debolezza caratteriale che lo frega. Gli sceicchi continuano a comprare stelle, da Ibra a Cavani, da Neymar a Mbappé e lui, anziché difendere il posto sotto i riflettori, si adegua rimpicciolendo il suo ruolo fino alla panchina fissa. La Roma lo ripesca dopo un tentativo fallito dall’Inter, ma anche qui la combinazione degli eventi gli gioca contro: Di Francesco deve adattarlo al suo sistema di gioco e non è automatico, un ragazzo italiano di valore – Pellegrini – pesca più o meno nello stesso stagno, e i soliti infortuni gli fanno perdere la precedenza. Pare finita, e dunque eravamo tutti pazzi a vedere cascate di talento lì dove c’era soltanto una certa predisposizione. Si parla apertamente di un ritorno in Argentina, triste, solitario y final, quando… A volte il destino si ricorda di restituire, e chi ha patito mille infortuni ottiene una chance estrema grazie ai malanni altrui. Il Flaco ha 30 anni, e da due settimane ha ripreso a diffondere il suo calcio celestiale. Occhio: se davvero è tornato, non ha limiti.

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