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Nuovo stadio: quattro candidati per la svolta

Nuovo stadio: quattro candidati per la svolta

Raggi, Calenda, Gualtieri e Michetti si sono espressi sulla costruzione dell'impianto di proprietà giallorosso. Il Club preferirebbe la zona Ostiense, ma non vuole chiudere la porta a nessuna proposta

Redazione

Diamo la parola, scrive Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport,alla sindaca (e candidata del Movimento 5 Stelle) Virginia Raggi."Stiamo già lavorando con i Friedkin. Il luogo in cui vedrei bene lo stadio è la zona di Ostiense, vicino a Testaccio. Siamo vicini ai servizi e ci sono delle aree adatte". Ostiense, però, può significare Mercati Generali o Gazometro. "La prima è zona pubblica, quindi posso svilupparvi un ragionamento, la seconda è privata". Prima riflessione: anche se in linea teorica quegli spazi avrebbero già altre destinazioni d’uso, alla Roma l’Ostiense va benissimo, anche se sa che i problemi non mancano. Visto che l’area del Gazometro ha dei problemi legati alla bonifica del suolo e non copre lo spazio ritenuto ideale, i Mercati Generali sarebbero ritenuti più adatti, anche se presentano due vincoli architettonici su palazzine all’interno, giudicati comunque superabili .  Carlo Calenda, leader di Azione, sul discorso stadio ha le idee chiare. "Delle aree di cui si è parlato negli ultimi mesi (Ostiense, Tor Vergata, Eur etc) nessuna corrisponde completamente ai requisiti di efficienza richiesti". Per questo, a suo parere, "la zona idonea è quella che di Pietralata  - area ferroviaria o ex Sdo – perché già oggi è servita da numerose infrastrutture di trasporto pubblico. la stazione ferroviaria di Tiburtina, la linea B della metropolitana, il capolinea dell’autostazione dei pullman extraurbani .Anche in auto è raggiungibile essendo vicinissima alla A24, Inoltre, grazie a un ponte pedonale all’altezza di Via Livorno-Via Salento, l’area sarebbe raggiungibile a piedi dalle aree limitrofe". Come detto, la Roma preferirebbe in realtà la zona Ostiense, ma non vuole chiudere la porta a nessuna proposta.  Roberto Gualtieri, candidato sindaco per il Partito Democratico, non fa ipotesi a rischio boomerang. Sul tema legato al nuovo stadio della Roma, infatti, è l’unico che non si sbilanciato con preferenze personali. "Io ho detto no all’urbanistica elettorale – ha detto –. I romani e i romanisti sono stati già abbastanza presi in giro. Ogni candidato si inventa un’area e non è serio. Il sindaco si siede, guarda le carte, studia bene e quando dice un’area è quella. Non è una cosa che si fa in campagna elettorale". Dal punto di vista deontologico, è difficile dargli torto, ma dal suo entourage qualche idea, «condivisa con Gualtieri», è già sorta. Ha detto Massimo De Simoni, membro dell’ufficio di presidenza del Pd: "Il quadrante di Tor Vergata, fuori dal Raccordo Anulare, consentirebbe di non far entrare i pullman dei tifosi dentro la città. Si potrebbe costruire una metropolitana leggera che metterebbe in comunicazione le due linee metro". In attesa di decidere, Gualtieri assicura: "Il nuovo stadio si può fare in 5 anni". Se le esperienze dell’ultimo decennio, hanno consigliato i candidati sindaci alla prudenza su tempi, Enrico Michetti, "front man" della coalizione di centro-destra, sceglie una strada diversa. "Se c’è l’idea pronta, se ci sono documenti economici pronti, se ci sono istanze a corredo pronte, una volta che la valutazione tecnica dice che l’opera si può valutare, senza intoppi nella procedura nei primi cento giorni di mandato si potrebbe conseguire il Pubblico Interesse". Per gli esperti di burocrazia, un mezzo miracolo. ma Michetti aggiunge: "Entro il 2022 si potrebbe mettere la prima pietra, perché il verbale della conferenza servizi, ottenuta il Pubblico Interesse, è di per sé sufficiente per ottenere i titoli a costruire. Se dovessimo scegliere un’area di interesse, sì al Gazometro e ai Mercati Generali. In quelle prossimità c’è l’area testaccina. In entrambe c’è la possibilità di realizzare l’impianto".