Nuovi stadi, è l’ultima chiamata. In Italia impianti vecchi, progetti lenti

Nuovi stadi, è l’ultima chiamata. In Italia impianti vecchi, progetti lenti

Nel 2019 soltanto l’Atalanta si è mossa: Il divario col resto d’Europa aumenta. Mancano ricavi per 262 milioni annui

di Redazione, @forzaroma

L’ultimo Report della Figc, pubblicato a luglio, evidenzia come nella graduatoria delle prime dieci nazioni per realizzazione di nuovi stadi nel decennio 2008-18, l’Italia non c’è. Come riporta Alessandro Catapano di La Gazzetta dello Sport, persino Israele, con tre impianti da circa 26mila spettatori, ha fatto più di noi. La Turchia ne ha realizzati 28, di cui 27 di nuova costruzione, con una capienza media di 28.600 posti e un investimento totale di un miliardo e trecento milioni di euro. La Russia, che due anni fa ha organizzato la fase finale del Mondiale, di miliardi ne ha investiti sei, per sedici nuovi impianti. In Polonia, sede insieme all’Ucraina dell’Europeo 2012, sono stati costruiti, ricostruiti o ristrutturati 26 stadi, col risultato che in dieci anni l’affluenza media è cresciuta del 139%.

In Italia, negli ultimi dodici mesi, solo l’Atalanta ha lavorato sodo su questo fronte acquistando e avviando la ristrutturazione del Gewiss Stadium. Solo piccoli progressi invece per il Cagliari, che ha impiegato un anno solo a ottenere l’interesse pubblico per la nuova Arena; i lavori del Bologna sul Dall’Ara si sono arenati (ma dicono si stiano sbloccando); il restyling del Ferraris a Genova non ha fatto passi avanti; il progetto del nuovo stadio della Fiorentina si è rianimato solo con l’avvento di Commisso, che intanto investirà per rifare il centro sportivo.

Le grandi città sono ferme, o si muovono poco e male. La Roma ha appena festeggiato, si fa per dire, i sette anni del dossier Tor di Valle. Pallotta si è arreso e sta per cedere il club senza il progetto approvato. A Milano, Inter e Milan sono state gelate dal sindaco Sala: San Siro deve restare in piedi, addio cubature per uffici, hotel, cinema e centri commerciali. L’esempio della Juventus non è stato seguito dalle altre big: investimento mirato (155 milioni), capienza contenuta (41mila posti), ricavi da stadio cresciuti del 174% già al primo anno (31,8 milioni), e oggi stabilmente più che raddoppiati.

Sempre secondo il Report Figc, il riempimento medio dei nostri impianti non ha superato il 55%, percentuale lontana dalle medie di Francia (66%), Spagna (71%), Inghilterra e Germania (91%). Col risultato di lasciare sul campo tanti posti invenduti (66.494.607) e tanti mancati ricavi.

La stagione 2018-19, la prima dall’avvento di CR7, a fronte di un calo di telespettatori (700mila abbonati circa in meno tra Sky e Dazn), la Serie A ha registrato un lieve aumento degli spettatori: 9.469.301 (media 25.051), lo 0,54% in più del 2017-18 (9.418.071, media 24.784). Gran parte del merito ce l’ha il campione portoghese, un dato su tutti lo dimostra: nelle gare in trasferta in cui la Juventus ha schierato Ronaldo, il pubblico è cresciuto di circa 16mila persone, con una percentuale ben più alta della crescita media della Serie A. Ma il divario con il resto dell’Europa che conta continua a crescere. 

 

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