rassegna stampa

Nazionale, si cambia. Rischiamo troppo. Ora una mediana più protettiva

Jorginho fatica, le mezzali non brillano: serve ritmo (Barella, Benassi) o un sistema "a due"

Redazione

Nella nazionale azzurra si fa prima a dire dove non ci sono problemi. In porta, visto l’ultimo Donnarumma e la panchina lunga. Al centro della difesa, dove la coppia Bonucci-Chiellini resta il meglio in circolazione. E a sinistra dell’attacco, con questo Chiesa al quale non si può più rinunciare. Il resto è da rivedere, aggiustare e adattare, scrive Fabio Licari su "La Gazzetta dello Sport".

Il buco nero più profondo è a centrocampo. Jorginho fatica in un 4-3-3 senza i meccanismi del Napoli o la qualità del Chelsea, e in più non protegge la difesa. Serve per lui una squadra che faccia possesso e conquisti il predominio territoriale con mille passaggi. Il contrario di questa Italia ancora senza identità. Non c’erano punti di riferimento contro la Polonia: Gagliardini tanta volontà e poco altro, Pellegrini fuori posizione (e tanto altro), Bonaventura mezzala adattata in una mediana in cui, con Jorginho, servirebbero più muscoli. Ma non ci sono molte alternative: un pivot alla De Rossi; un play basso incompiuto come Verratti, che però avrebbe problemi simili; la mediana a due, in un 4-2-3-1 nel quale Jorginho può convivere con un mediano alla Gagliardini. E poi c’è Cristante: gioca poco anche lui, era un play, chissà. Altro problema: gli esterni bassi. Gli errori di Biraghi e la timidezza di Zappacosta hanno aggravato la situazione: ma con Florenzi, Conti, Spinazzola, Darmian, De Sciglio avremo più soluzioni. Qui al momento c’è Criscito. Non benissimo neanche al centro dell’attacco, con Balotelli su di peso e giù di giri: ora tocca a Belotti.

Qualcosa va fatto in tempi relativamente brevi. L’Euro 2020 è l’obiettivo, ma la Nations non può diventare una condanna, con quella ghigliottina della retrocessione. Se la squadra è questa, serve almeno un gioco semplice e intuitivo che possa essere interpretato da tutti. In Nazionale non è facile: l’Italia di Conte acquistò un’identità nel mese dell’Europeo, qui ci sono allenamenti sparsi. La partita con la Polonia in casa era, in teoria, la più facile. Adesso c’è il Portogallo che non ha CR7 ma, proprio per questo, potrebbe «liberarsi» dall’obbligo di vivere in stato d’assedio per far partire il fenomeno in contropiede, unica tattica vista al Mondiale: ha più tecnica sulle fasce (Cancelo, Bernardo Silva), più potenza in mezzo (Carvalho), un gioco consolidato. A noi serve dinamismo: nel 4-3-3 almeno uno tra Benassi e Barella sarà utile; nell’eventuale 4-2-3-1 si può pensare a una mediana più difensiva per proteggere una linea di trequartisti con Chiesa, Bernardeschi e Bonaventura.