L’Opa porta un +0,2%, niente delisting. Almeno per ora…

Chiusa l’offerta pubblica, la Roma è salita all’86,8% del capitale. Ma sono pronti 2 piani alternativi

di Redazione, @forzaroma

Niente delisting, almeno per ora. L’Opa lanciata dalla Roma lo scorso 9 ottobre si è conclusa ieri alle ore 17.30, senza però raggiungere l’obiettivo che ci si era prefissati, scrive Andrea Pugliese su La Gazzetta dello Sport, e fermandosi ad un’adesione complessiva dell’1,674% del 13,4% flottante (pari a 1.412.890 azioni, ognuna verrà pagata 0,1165 il 12 novembre). L’obiettivo della Roma era quello di raggiungere il 90% del capitale sociale e di poter così procedere al sell-out, con conseguente delisting (in caso di 95% invece sarebbe scattato lo squeeze- out, con la stessa Borsa che avrebbe obbligato la Roma al delisting).

La Roma di recente ha deliberato un ulteriore aumento di capitale, portato da 150 a 210 milioni di euro (da completare entro il 31 dicembre 2021). Questo vuole dire che chi i piccoli azionisti che sono rimasti con le azioni giallorosse in mano (parliamo oggi quindi di un 13,2%) o si vedranno costretti a partecipare all’aumento stesso (con un esborso economico di 0,33 euro ad azione) o rischiano concretamente di veder diluito il valore della propria partecipazione (con un titolo assai meno liquidità.

La strada che potrebbero intraprendere i Friedkin è quindi quella di completare l’aumento di capitale (il che inevitabilmente porterebbe ad una partecipazione maggiore di Romulus and Remus Investment LLC, la controllante della Roma) per poi magari lanciare una seconda Opa nel tempo e chiudere definitivamente i giochi. L’altra soluzione, invece, potrebbe essere quella di prevedere la fusione con un’altra società non quotata del gruppo Friedkin, a patto che l’operazione non superi la spesa prevista per il delisting (che era stata quantificata in 9.834.205,95 euro, nel caso in cui i Friedkin fossero riusciti ad avere il 100% delle azioni).

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