Lo strano caso di Cotroneo: “Juventino da bambino, romanista per amore dei miei figli”

Lo strano caso di Cotroneo: “Juventino da bambino, romanista per amore dei miei figli”

In Piemonte bimbo bianconero, nella Capitale adulto giallorosso: “Ho cambiato squadra per i miei loro e per quel tenero 4-0”

di Redazione, @forzaroma

Giornalista, romanziere, fotografo, a 58 anni Cotroneo – come ha fatto nel suo ultimo romanzo “Niente di personale“, in corsa per il Premio Strega – scandaglia, intervistato da Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport, il suo passato che, calcisticamente parlando, è una rarità, di cui lui è ben conscio. “Ero un tifoso della Juventus e adesso invece stravedo per la Roma. Strano, vero?“.

Allora domani c’è il suo derby del cuore.
È la partita della mia vita, dove s’incrociano i ricordi. Sono nato ad Alessandria, e lì o fai il tifo per la Juve, che è la squadra della regione, o per il Milan. Mio padre Giuseppe, calabrese, aveva studiato a Torino e aveva simpatia per la Juve e quindi mi ha contagiato. Ricordo con affetto sia le squadre operaie, con Cuccureddu e Furino, che quelle champagne con Platini. Ma è come se sei stato sposato e hai lasciato tua moglie: sai che c’è stato qualcosa fra voi, ma non provi niente“.

Perché c’e un amore nuovo.
“Esatto. Sono venuto a vivere a Roma nel 1987 e il calcio, con l’eccezione della Nazionale, è uscito dai miei orizzonti. Vi è tornato grazie ai miei figli, Francesco e Andrea, che per opera della loro babysitter, sono cresciuti tifosi della Roma e tottiani, come sono poi diventato io. Il loro è un amore grande e sofferto. Pensi che domenica, dopo la sconfitta col Torino, mi hanno detto avviliti: “Papà, potevi fare qualcosa per impedirci di diventare romanisti…”.

Quando si è accorto che il suo tifo era cambiato?
“Lo ricordo perfettamente: il giorno del Roma-Juve 4-0 (8 febbraio 2004, ndr). Vedere la felicità dei miei figli, allora ancora bambini, m’intenerì così tanto che capii qualcosa era cambiato in me e che questa passione comune mi avrebbe permesso di essere ancora più legato a loro. La fede calcistica può essere una scelta e un’opportunità. Ed ha lo stesso valore dell’altra“.

 

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