L'inno di Venditti «Che godimento vincere con Zeman»

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport-A.Catapano) Ora di pranzo, rumore di piatti, vociare, risate. Antonello Venditti è in buona, e il perché si capisce immediatamente. «Hai buone notizie per me? È fatta?».

Non ancora, ma ormai ci siamo. «Sì, come l’altra volta… Io con la Roma finché non vedo non credo, però, in effetti, sembra fatta, no?».

 

Sì, sembra fatta: Zeman torna a Roma…
«Una cosa incredibile, pazzesca. Il tempo ci ha reso giustizia, a lui e a tutti noi. Ecco, in questo momento avverto l’orgoglio di essere romanista, l’orgoglio di una scelta radicale, coraggiosa, di campo. Ce la meritiamo, se la merita soprattutto lui. Evviva, benvenuto boemo. Anzi, bentornato».
Zeman, il «suo» Zeman…
«Sai quante volte ho visto il Pescara quest’anno? Più della Roma. È stata una cavalcata trionfale, uno spettacolo. Ho contributo anch’io con le mie scaramanzie».
Zeman, dodici anni dopo…
«Bellissimo. Emozionante. La dimostrazione che il rapporto tra lui e la Roma va oltre: è endemico, ha resistito tutto questo tempo, basta guardarsi in giro, siamo tutti entusiasti, ci riconosciamo in questo uomo dritto, che non si è mai fatto condizionare e non è mai cambiato».
Appunto, dopo dodici anni potrebbe essere un problema…
«Ma no, il vero guaio è che il calcio è rimasto quello di allora, lo stesso che Zeman denunciò. Anzi, è perfino peggiorato. Questa vicenda terribile delle scommesse lo fa piombare nell’oscurantismo. Come è accaduto alla politica, che vent’anni dopo ha riscoperto Tangentopoli. Perciò, affidarsi a Zeman proprio in questo momento storico è una scelta di campo molto precisa e un segnale chiaro al resto del Paese».
Cioè?
«Parliamoci chiaro. Nel 1999 la scelta di fare a meno di Zeman e chiamare Capello fu «suggerita» dal Palazzo. Era necessaria per vincere. Non si ebbe la voglia o la forza di provarci contro tutti e tutto. Oggi, invece, la Roma ha questa forza».
Ne è convinto?
«Sì, altrimenti perché avrebbero scelto lui? Zeman è l’uomo ideale per costruire un Progetto davvero con la maiuscola: unico, diverso, etico. Questa sì, è una scelta innovativa».
Ma Zeman c’era già nel 1997, e oggi ha 65 anni…
«E allora? La nuova Roma nascerà su basi antiche. Cosa c’è di più affascinante?».
Lei aveva previsto tutto: «… perché non cambi mai, il sogno è ancora intatto e tu lo sai».
«Già, ma poi nella canzone (…) scrivevo anche “il sogno non si avvera quasi mai”. Ecco, è arrivato il momento di realizzare quel sogno. Ci sono tutti i presupposti».
L’obiezione più facile dei detrattori: con Zeman non si vince mai.
«Rispondo con un ricordo personale: tanti anni fa Zeman mi regalò una formazione che ancora conservo. C’erano Montella, Shevchenko e tanti altri che di lì a poco sarebbero diventati grandi campioni. Zeman non è solo un eccezionale costruttore di gioco, è anche un grande scopritore di talenti. E un valorizzatore. Già immagino i progressi di Pjanic, Lamela e Bojan. Secondo me possiamo stare tranquilli».
E Totti?
«È diventato Totti con Zeman, o sbaglio? Vedrete che il boemo si inventerà qualcosa e riuscirà a rivitalizzarlo. Tornerà a segnare tanto. Del resto, mi pare che Francesco sia il più contento di questa scelta, no?».
Ma anche Zeman avrà bisogno di qualche rinforzo.
«A centrocampo prenderei subito Verratti. L’attacco lo lascerei così com’è. Magari gli darei una mano in difesa».
Sarà una grande Roma?
«Dico solo una cosa: scoprire la forza della Roma darà grande godimento».
Il godimento di Zeman.

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