La partita dei romani? Ormai sono rimasti in due

Pellegrini e Florenzi gli unici nati nella Capitale, Cataldi è infortunato. In 7 tra campo e panchina 15 anni fa

di Redazione, @forzaroma

Quindici anni fa, in un Roma-Lazio terminato 1-1, c’erano sette romani tra campo e panchina: De Rossi, Totti, Curci, Bovo, Firmani, Liverani e Di Canio. Era il trionfo della romanità, degli sfottò ed era il sogno, o l’incubo, di quei giocatori per cui il derby non sarebbe mai stata una partita come le altre, scrive Chiara Zucchelli su “La Gazzetta dello Sport”. Oggi quella romanità tipica della stracittadina della capitale si è un po’ persa. A Trigoria, andati via Totti e De Rossi, sono rimasti Pellegrini e Florenzi, ma soltanto il primo è sicuro di giocare, mentre a Formello c’è il solo Cataldi, infortunato.

Totti non dormiva, De Rossi si divorava le unghie, mentre Di Bartolomei, per usare le parole di suo figlio Luca, “dentro aveva un terremoto”. Non si faceva problemi a farlo vedere all’esterno il suo, di terremoto, Paolo Di Canio, che ancora oggi dice: “Meglio perdere un derby, cercando di fare la storia, che pareggiarlo”. Decisamente diverso il rapporto di Nesta, capitano della Lazio che però, dai romanisti, forse anche per la cessione al Milan, non è mai stato visto come un vero e assoluto “nemico sportivo”. Opposto, invece, il rapporto con Bruno Giordano, da contrapporre all’altro Bruno, Conti, anima della Roma e della romanità, nonostante la nascita a Nettuno.

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