Il giro di vite Uefa sulle plusvalenze preoccupa i club della Serie A

Il giro di vite Uefa sulle plusvalenze preoccupa i club della Serie A

Tra i big del campionato i maggiori incassi degli ultimi anni sono stati realizzati da Roma e Juventus. Nel 2018-19 i giallorossi hanno registrato 130 milioni di plusvalenze, rinunciando ai vari Alisson, Manolas, Pellegrini, Strootman

di Redazione, @forzaroma

L’Uefa vuole mettere un freno alle plusvalenze fittizie e, in generale, al dilagante trading dei calciatori. Entrate che servono per fare cassa, ma anche per abbellire i bilanci in modo da evitare le ricapitalizzazioni o rientrare nei parametri del fair play, scrive Marco Iaria su “La Gazzetta dello SPort”.Ecco perché a Nyon studieranno una norma da inserire nel regolamento del FFP che avrà, quindi, un impatto su tutte le squadre nel giro delle coppe europee.
Anche dopo l’abolizione delle comproprietà, estinte nel 2015, le squadre italiane hanno continuato a scambiarsi giocatori come figurine dai valori arbitrari. Difficile, ai limiti dell’impossibile, discernere tra plusvalenze vere e fittizie attraverso una stima dei prezzi che sia al di sopra di ogni sospetto. Il valore di un calciatore è per sua natura soggettivo e dipendente dalla domanda e dall’offerta. C’è però una riflessione che le autorità competenti devono fare: riguarda la sostenibilità del sistema, nel momento in cui la dipendenza dal trading dei calciatori è eccessiva.
Tra i big della Serie A, in termini assoluti, i maggiori incassi degli ultimi anni sono stati realizzati da Roma e Juventus. Nel 2018-19 i giallorossi hanno registrato 130 milioni di plusvalenze, rinunciando ai vari Alisson, Manolas, Pellegrini, Strootman; i bianconeri 127 milioni, raggranellati senza sacrificare top player ma con pedine come Spinazzola, Caldara, Audero, Mandragora, Sturaro, Orsolini, Cerri. La corsa alla vendita negli ultimi giorni disponibili per la registrazione a bilancio (chiusura al 30 giugno) è diventata un must per molti, anche per rispettare la fatidica regola del “break even” del fair play Uefa. Le necessità di cassa si intrecciano, quindi, con il bisogno di rispettare i parametri regolamentari. Questo perché, così come i diritti tv o la biglietteria, sono giustamente considerate dall’Uefa “entrate rilevanti” ai fini del calcolo del “break even” (pareggio d’esercizio): ogni squadra partecipante alle coppe europee e monitorata da Nyon deve registrare una perdita massima aggregata di 30 milioni nell’arco del triennio e, se non riesce a far quadrare i conti con le entrate caratteristiche, le operazioni “straordinarie” di calciomercato possono venirle in soccorso. A livello di sistema, a ogni ricavo del club X corrisponde un costo del club Y. Se poi un giocatore viene sopravvalutato la società cedente ha un beneficio immediato con la plusvalenza ma quella acquirente appesantisce la gestione sotto forma di ammortamenti superiori al reale valore dell’asset-calciatore e, nel medio-lungo periodo, insostenibili.

 

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