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forzaroma rassegna stampa la gazzetta dello sport Gli allievi diversi. L’eredità di Galeone nelle idee di Gasp e nelle magie di Max
La Gazzetta dello Sport

Gli allievi diversi. L’eredità di Galeone nelle idee di Gasp e nelle magie di Max

Redazione
Itecnici di Roma e Milan hanno visioni differenti ma sono cresciuti con le lezioni dello stesso maestro

Il genio non mette barriere: le scavalca. Riconosce le diversità, si arricchisce nel confronto, ha un pensiero divergente, sa adattarsi, intuisce le potenzialità e apprezza il talento. Giovanni Galeone era a suo modo un genio e averlo dimostrato navigando in mare aperto e fuori dalle rotte riservate ai grandi club aggiunge valore al suo percorso e soprattutto alla sua visione. Da qualche mese Galeone non c'è più, ma la sfida di domani tra Roma e Milan lo riguarda profondamente, scrive Oliviero su La Gazzetta dello Sport. Ci sono due allenatori tanto diversi tra loro quanto Gasperini e Allegri? Forse, ma non è facile trovarli. Gasp è applicazione rigida, è marcatura uomo su uomo, è intensità costante per novanta minuti, è l'importanza del copione. Gian Piero è lo studente secchione che attraverso la costanza e il lavoro vuole convincere il professore di meritare voti altissimi. Max è intuizione, è conoscenza del gioco e dei suoi tempi, è il predominio della tecnica individuale sulla tattica di squadra, è copertura dietro e fantasia davanti.

"Galeone mi ha trasformato capovolgendo il mio modo di vedere il calcio - ha raccontato tempo fa Gasperini -. La zona era nata come metodo difensivo e invece lui l'ha trasformato in offensivo. E in allenamento stimolava la tecnica". Gasp ha preso un'altra strada dal punto di vista tattico: ha costruito una meravigliosa Atalanta puntando sull'uomo contro uomo dappertutto. Ma i braccetti che salgono sono stati concepiti filosoficamente in quegli allenamenti al Pescara, così come il gusto per le combinazioni veloci che stordiscono gli avversari e portano tanti giocatori in area. Adesso la Roma è meno estrema in certe dinamiche, ma resta ancorata a quei principi che furono infarinati a Pescara, prima della lenta cottura tra Crotone, Genova, Palermo e Bergamo.