Tra i due tecnici di Roma e Genoa, stasera avversari, esiste un filo invisibile che va oltre i 25 anni di differenza e le maglie che rappresentano
Gasp aveva ragione: la rosa va allungata. Da Tresoldi a Endrick, passando per Greenwood
Il calcio, a volte, cancella i segni del tempo e azzera le distanze. Il rapporto tra Gian Piero Gasperini e Daniele De Rossi è un bellissimo esempio, ambientato alle latitudini di Roma, di come il campo possa unire generazioni diverse attraverso il rispetto reciproco e la passione per il gioco. Un legame che somiglia anche a un passaggio di testimone silenzioso, destinato però a realizzarsi pienamente molto più in là. Perché tra i due tecnici di Roma e Genoa, stasera avversari, esiste un filo invisibile che va oltre i 25 anni di differenza e le maglie che rappresentano: a unirli è la stima sincera, nata negli stadi e cresciuta attraverso parole di grande rispetto.
Quando stasera DDR entrerà per la seconda volta nel suo Olimpico da rivale della "sua" Roma, un brivido di emozione lo attraverserà. Non solo guardando la Curva Sud, ma anche andando ad abbracciare Gasp e guardando negli occhi colui che nella Capitale sta proseguendo, in fondo, il suo lavoro di rinnovamento a Trigoria. Se ci sono due giocatori che possono intrecciare più di altri la visione di Gasp e DDR, quelli sono Niccolò Pisilli e Stephan El Shaarawy, attesi stasera all'Olimpico. Il primo ha esordito in Serie A con il tecnico romano, iniziando la scalata che lo ha portato in azzurro, ed è stato tolto dal mercato lo scorso gennaio da Gian Piero, che in lui vede il nuovo Koné. Il secondo ha certificato la qualificazione in Champions di Gasp con il suo gol a Verona a maggio e sta aiutando Daniele a spingere più in alto il Grifone. Incroci di destini e sguardi, con due allenatori come "registi": stasera il loro film racconterà una storia speciale.
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