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La Gazzetta dello Sport

Friedkin, con Mou la svolta mancata e 858 milioni di motivi per essere scontenti

Friedkin, con Mou la svolta mancata e 858 milioni di motivi per essere scontenti - immagine 1
Numeri negativi negli esercizi più recenti: il passivo dal 2020 al 2023 è di 507 milioni persi
Redazione

Settima, sesta, ancora sesta e, al momento, settima. La Roma targata Friedkin non è mai stata tra le protagoniste della Serie A, scrive Marco Iaria su La Gazzetta dello Sport. E non possono di certo bastare la vittoria in Conference e la finale in Europa League per dare un senso a un investimento imponente quanto infruttuoso, almeno per ora. Gli imprenditori texani che dall'agosto 2020 controllano il club giallorosso avevano scommesso tanto su José Mourinho: contratto triennale da top player e progetto che mirava a portare la Roma nel giro della Champions. Non è stato così, nonostante un monte ingaggi inferiore in Serie A solo a Juventus e Inter. È vero che il portoghese ha riacceso l'entusiasmo della piazza portando benefici economici: c'è sicuramente il suo contributo nel boom dei ricavi da stadio della scorsa stagione, da 25 a 49 milioni, e nell'incremento delle vendite del merchandising, da 14 e 22 milioni. Ma il salto di qualità la Roma può farlo soltanto attingendo ai premi Uefa più ricchi, quelli della Champions. L'esperienza di Dan e Ryan Friedkin in Italia non ha ancora lasciato il segno. C'è da dire che gli attuali proprietari, tre anni e mezzo fa, ereditarono un club gravato da pesanti passività. Da allora non è che il quadro sia granché migliorato. I tre esercizi sotto la gestione texana si sono chiusi così: -185 milioni nel 2020-21, -219 nel 2021-22 e -103 nel 2022-23, per un totale di 507 milioni persi. In ogni caso, qualche segnale positivo comincia a intravedersi: oltre 40 milioni di proventi dal calciomercato, oltre 30 milioni di tagli tra costo del personale e ammortamenti. E l'indebitamento finanziario netto è sceso a 130 milioni. Ecco, se c'è una cosa che non si può rimproverare ai Friedkin è l'apporto di equity, decisivo per la continuità aziendale della Roma. Complessivamente, parliamo di 621,8 milioni finiti nelle casse societarie in tre anni. Se guardiamo all'enterprise value, cioè al valore d'impresa, stimato da Football Benchmark, siamo ancora in una fase di ristagno. Può darsi che nella prossima edizione i giallorossi riusciranno a ritoccare il loro primato, ma il tycoon del Texas non può accontentarsi. Il piano è di quelli ambiziosi: trasformare la Roma in una media company a vocazione globale, interconnessa con gli altri business della galassia Friedkin. Gli ingaggi di Mourinho, Dybala, Lukaku dovevano servire anche a questo. Peccato che, per come sono strutturate attualmente le fonti di ricavo nel calcio, l'accesso alla Champions sia la condicio sine qua non.

 

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