Francia-Italia, Mandragora e Pellegrini troppo timidi: Kanté si diverte

Le mezzali azzurre non aggrediscono e intervengono poco nella manovra. Serve un pressing di squadra più efficace

di Redazione, @forzaroma

Quando ci si trova di fronte un terzetto formato da Kanté, Tolisso e Pogba, l’impresa della riconquista del pallone diventa piuttosto ardua. E difatti Jorginho, Pellegrini e Mandragora vanno subito in apnea, scrive Andrea Schianchi su “La Gazzetta dello Sport“. Sono evidenti le differenze tecniche e atletiche: i francesi hanno muscoli, idee e piedi buoni. Gli azzurri sono in evidente imbarazzo e, soprattutto, concedono troppi spazi ai dirimpettai. C’è un’immagine che balza subito agli occhi: il centravanti della Francia, cioè Griezmann, va subito a opporsi a Jorginho quando questi deve costruire la manovra, e funge quindi da primo difensore; Kanté, invece, che inizia l’azione, è quasi sempre libero, non lo pressa Balotelli, né si «alzano» le mezzali Pellegrini e Mandragora, preoccupate dai possibili inserimenti di Tolisso e Pogba. Logico che se si fa muovere liberamente uno come Kanté si finisce con il subire l’iniziativa nemica.

Ciò che manca all’Italia è il pressing offensivo. Dovrebbe essere tutto il gruppo azzurro a muoversi come una fisarmonica, a partire dai due difensori centrali che salgono e chiamano il pressing, e poi a catena arrivano i centrocampisti e gli attaccanti. Manca ancora, nella nostra Nazionale, questa trasmissione di idea tattica. In occasione del primo gol, è facile andare a vedere la leggerezza di Chiesa che non si accorge del «sorpasso» di Mbappé, ma l’errore comincia più indietro, quando la mezzala sinistra, cioè Mandragora, non va a pressare l’autore del cross. In generale i centrocampisti azzurri sono troppo timidi: probabilmente è anche questione di personalità internazionale da acquisire col tempo. In fase offensiva Jorginho è tempestivo nei suggerimenti (47 giusti, 9 sbagliati), anche se a volte deve velocizzare maggiormente l’azione, mentre Mandragora e Pellegrini non entrano quasi mai nel vivo della battaglia. Mandragora tocca la miseria di 21 palloni: pochi per una mezzala. Pellegrini, che interviene 39 volte, perde 14 palloni. In mezzo servono più muscoli, più qualità, più idee.

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