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Fonseca: “Io tra bombe e bunker. Mia moglie piange ancora”

Getty Images

L’allenatore: "Siamo stati sotto terra per evitare i missili. Poi 30 ore di viaggio in mezzo a gente senza cibo"

Redazione

Quello che si sta facendo è importante, ma non è sufficiente: l’Europa e gli Stati Uniti, militarmente, stanno lasciando sola l’Ucraina scrivono Massimo Cecchini e Chiara Zucchelli su La Gazzetta dello Sport. Invece dobbiamo fermare il mostro. Paulo Fonseca, via video, ha lo sguardo stanco di chi ha visto un mondo sgretolarsi e ha conosciuto la paura di chi fugge e vede il mondo precipitare. Grazie al suo lavoro allo Shakhtar Donetsk e all’amore per sua moglie Kateryna, l’Ucrainaè entrata nella sua vita.

Fonseca, come si fa ad arginare la Russia, che minaccia anche l’uso di armi nucleari?

"Non sono un politico, ma ad esempio sono favorevole alla “no fly zone”. È vero che hanno l’atomica, ma stiamo lasciando diventare Putin troppo forte, perché lui sente la paura della comunità internazionale. Eppure, se non si ferma adesso, sarà più difficile farlo dopo. Il peggio deve ancora arrivare".

In Occidente c’è chi vorrebbe che l’Ucraina si arrendesse per evitare il peggio.

"È facile dirlo da lontano. Se i russi invadessero l’Italia o il Portogallo, noi non combatteremmo? Non c’è niente di più prezioso della libertà. Tanti Paesi ora hanno paura. Georgia, Moldavia, i Baltici, la Polonia: se Putin vincerà questa guerra, sarà un guaio per tutto il mondo".

È vero che nella parte orientale dell’Ucraina c’è un diverso stato d’animo verso i russi?

"Non è così. Il problema è che nel 2014 il mondo ha chiuso gli occhi su Donetsk e il Donbass. Io ho molti amici lì e nessuno voleva far parte della Russia. L’informazione è manipolata, i russi non sanno la verità, ma in futuro sarà il popolo a pagarne le conseguenze. Per questo penso che proprio il popolo potrebbe cambiare la situazione".

Nei suoi anni ucraini ha conosciuto il presidente Zelensky?

"No, vedevo le sue gag da presidente senza capirle per via della lingua, ma non pensavo che lo sarebbe diventato davvero. Ora invece è un eroe, e capisco che i russi vogliano ucciderlo".

Com’è stata la fuga da Kiev?

"Un incubo. Era il 24 febbraio e dovevo partire alle 10 per il Portogallo con la famiglia, quando alle 4.30 abbiamo sentito cadere le prime bombe. Nei bunker i bambini dormivano per terra nei sacchi a pelo. Avevamo paura. Poi la mia ambasciata ha organizzato un mini-van e in tre famiglie siamo partiti verso la Moldova. È stato un viaggio terribile. Trenta ore senza fermarsi mai, incolonnati a volte a 5 km/h. Solo quando sono arrivato al confine con la Romania ho cominciato a rilassarmi, ma si fa per dire. Mia moglie piange in continuazione".

Prima di salutarla, se la sente di parlare di calcio?

"Certo. In questi giorni non ho visto nulla, ma spero di allenare ancora in uno dei 5 tornei top. Sono stato vicino alla Fiorentina, ma poi non si è fatto nulla. Ammetto che l’Italia mi piace".

Ha visto che la Roma di Mourinho ha meno punti della sua a questo punto dell’annata?

"Non voglio fare paragoni. Situazioni diverse, investimenti diversi. Abraham, ad esempio, è fortissimo. Dico solo che, nonostante la pandemia e il cambio di proprietà, avevamo una nostra identità ed eravamo una delle squadre che giocavano meglio. Ma consentitemi di ringraziare i tantissimi tifosi della Roma che mi hanno scritto in quei giorni drammatici, così come lo hanno fatto tanti calciatori, i dirigenti e gli stessi Friedkin".

Mourinho lo ha fatto?

"No, lui no".

Chi va al Mondiale: l’Italia o il suo Cristiano Ronaldo?

"Difficile dirlo. L’Italia e la Spagna per me sono le più forti. Gli azzurri sono più squadra e lo hanno dimostrato facendo un Europeo bellissimo, ma il Portogallo ha tante individualità".